martedì, 27 luglio 2004
I fantastici CHI?

Beh. A proposito di anni '70, pare che il cast per il preannunciato film sui 4 favolosi eroi Marvel sia completato.
Partiamo dalla Donna Invisibile Susan Storm. L'attrice scelta per questa parte (poche pose, immagino) è Jessica Alba nota in Italia per il serial Dark Angel (Italia 1) e il "chick dancing movie" Honey. Mr Fantastic (quello che si allungava a dismisura) non sarà Rocco Siffredi, come anticipato da qualche buontempone, bensì Ioan Gruffudd (Black Hawk Down).
La Cosa, ovvero Bem Grimm, l'uomo di pietra, sarà affidato all'espressività e il talento di Michael Chiklis (non so davvero niente di lui) ma il più del lavoro sarà fatto dai computer. Così come anche al digitale sarà affidato il personagio della Torcia Umana, che comunque avrà i connotati del giovane divo di Hollywood Chris Evans ("mei cojoni!) che tutti ricorderete in Perfect Score. Per quanto riguarda il resto la produzione (20th Century Fox) è indecisa su a chi affidare la direzione di questa succulenta rosa di divi, se a Peyton Reed, il regista di Abbasso l'amore e Ragazze nel pallone, oppure al più giovane Tim Story, di cui ancora ricordiamo il capolavoro La bottega del barbiere. Niente si sa ancora (beh qualcuno lo saprà ma non me lo ha detto) sull'interprete del cattivo Dottor Destino, l'acerrimo e secolare nemico dei Fantastici 4.
Il film, se tutto va bene, dovrebbe uscire esattamente tra un anno, a luglio del 2005. Fino ad allora può cambiare anche il cast, visto che ufficialmente il film è in pre-produzione.
Vale la pena ricordare che un film sugli eroi Marvel fu già prodotto nel 1994 e diretto da tal Oley Sassone, ma, come racconta Stan Lee nella mitica cine-intervista di Kevin Smith, si tratto' di una produzione low budget, quasi una finta organizzata per permettere alla casa di produzione Constantin Films di non perdere i diritti cinematogrfici. Il film non fu mai distribuito.
Chiappa e spada
di Ferdi Carcavallo
La storia del cinema ci ha insegnato che, soprattutto in Italia, le cose buone si apprezzano sempre in ritardo. Si cita sempre il caso di Totò, bistrattato dalla critica e dai benpensanti e poi diventato, giustamente, il principe della risata, modello di comicità a 360 gradi soltanto dopo la morte.
A detta di molti, il ritorno dell'interesse sulle commedie trash italiane degli anni '70/80 dovrebbe essere qualcosa di simile. Tutto può essere, pero' occorre fare una distinzione.
C'è stato un periodo glorioso della cinematografia italiana, la cosiddetta "commedia all'italiana" degli anni '50/'60 caratterizzata dalle opere di Germi, Monicelli, Comencini, Steno, Risi, De Sica etc.
Negli anni '70 gli stessi autori hanno continuato a mantenere lo stile e la qualità (Fantozzi, Febbre da cavallo) assieme ad altre nuove leve aggiornandosi ai costumi dell'epoca, certamente più disinibiti, tanto da far nascere la commedia sexy. Ne sono esempi titoli come Il merlo maschio, Vedo Nudo, Sesso Matto e Malizia, film a tutti gli effetti appartenenti all'evoluzione della commedia all'italiana.
Per cavalcare l'ondata sexy e fare cassa, è poi nato quello di cui riparliamo oggi, ossia un cinema di genere eroticomico che aveva come contenuti unicamente seni e sederi nei migliori dei casi e peti, rutti e parolacce nei peggiori. E qui si parla di film come La soldatessa seduce i marinai e La soldatessa alla visita militare.
Siccome questi film non erano interpretati ne' diretti da totali sprovveduti ma da professionisti, era naturale che di tanto in tanto venissero fuori dei momenti gradevoli di autentica commedia, ma si trattava di fortuiti momenti felici.
Già negli anni '80 la tendenza (e il gioco) è cominciato a venir meno. Le chiappe e le tette sono comparse anche in TV e quindi addio alle commedie sexy. Gli attori che una volta facevano da spalla a ragazze sotto la doccia hanno cominciato a recitare in commedie più pacate e qualitativamente migliori come L'allenatore del pallone, Cornetti alla crema, Occhio malocchio prezzemolo e finocchio che in alcun modo possono essere considerate trash ma che anzi si riallacciano alla commedia all'italiana degli anni '60.
Oggi si fa confusione quando si parla del successo del DVD de L'allenatore del pallone e de La Liceale seduce i professori come se fossero dello stesso genere, ma non è cosi'. Non basta che in un film ci sia Lino Banfi per considerarlo un trash.
lunedì, 26 luglio 2004
La poliziotta in DVD
Come spesso succede, in maniera inspiegabile il mercato dei DVD ha decretato il recupero ed il successo dei film trash italiani degli anni '70/'80.
Parliamo delle soldatesse e delle professoresse interpretate da Annamaria RIzzoli, Gloria Guida, Edwige Fenech e Nadia Cassini e dei presidi e dei pierini Lino Banfi, Renzo Montagnani, Mario Carotenuto e Alvaro Vitali.
Si tratta di un fenomeno molto interessante, non tanto per il genere di cinema in se - che comunque nasce come genere popolare e non c'è da meravigliarsi che torni in voga in un periodo di minimo storico di gusti del pubblico - quanto per il fatto che a decretarne il successo sia la tecnologia DVD, ossia l'Home Theatre super avanzato che permette di avere in casa performances Audio/Video anche più sofisticate dei multiplex.
I film di cui stiamo parlando non sono sicuramente dei prototipi di qualità, ne' per l'immagine tantomeno per l'audio, che molto spesso è mono.
Quindi, se davvero il pubblico italiano acquista in DVD, pagando un prezzo superiore a quello di una VHS, dei film che in televisione vengono trasmessi una sera sì ed una sera no, con tutte le possibilità di scelta che oggi la tecnologia offre (televisione satellitare, video on demand, pay tv, digitale terrestre, videonoleggi, DivX), non resta altro che interpretare il fenomeno come un chiaro campanello di allarme, in quanto appare chiaro che se fino a ieri eravamo convinti di sapere con esattezza cosa fosse peggio assoluto, il gradino più basso del cinema, adesso abbiamo perso questo riferimento e i cineasti devono un po' rivedere le strategie.
Una considerazione finale, pero', sembra d'obbligo. Forse questo fenomeno può confermare una teoria finora abbozzata, e cioè che occorre distinguere in maniera netta il pubblico dell'Home Theatre da quello delle sale cinematografiche e non lasciare che i gusti e le tendenze degli uni influenzino l'offerta per gli altri. Sono sicuro che una ridistribuzione delle sale de L'infermiera di notte si risolverebbe come un flop assoluto... Credo...Spero....
Leggi l'opinione di Maurizio Porro
venerdì, 23 luglio 2004
Napoli: Cinema all'aperto
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Accordi@Disaccordi V edizione |
Programma: Luglio 2004 Agosto 2004 Settembre 2004 |
giovedì, 22 luglio 2004
Niccolò e il cinema

Se si parla di Niccolò Ammaniti a proposito di cinema il pensiero va, ovviamente, al bel film di Salvatores Io non ho paura, tratto dal romanzo omonimo dello scrittore romano.
Il film di Salvatores, pero’, non è stato il primo rapporto di Ammaniti con il cinema, anche se il più prestigioso.
Già il primo romanzo Branchie è stato tradotto sullo schermo da Francesco Ranieri Marinotti nel 1999 in un film che come protagonista aveva il cantautore Gianluca Grignani. Poco distribuito nelle sale, il film non colpì ne’ pubblico ne’ critica.
Precedentemente uno dei racconti della raccolta Fango era stato adattato da Marco Risi in L’ultimo capodanno dell’umanità (1998). Questo film rappresenta davvero un mistero.
Diretto da un regista affermato, con un cast eccezionale e in piena forma(Abatantuono, Haber, Bellucci, Beppe Fiorello, Santamaria, Ricky Memphis, Iva Zanicchi), tratto da un racconto di uno scrittore di successo e con un nudo integrale della Bellucci (che va considerato come parametro di successo), il film fu distribuito male e pubblicizzato poco, ma vale la pena recuperarlo (DVD della Mondo) perché divertente e fatto molto bene.
Più recentemente, Niccolò Ammaniti ha scritto soggetto e sceneggiatura di Il siero della Vanità, il noir di Alex Infascelli sul mondo della televisione, che a sentire un po’ i giudizi dei critici non brilla di originalità.
Il romanzo best seller di Ammaniti Ti prendo e ti porto via, che a leggerlo pare proprio scritto apposta per il cinema, è invece ancora conteso tra le case di produzione per l’adattamento cinematografico.
venerdì, 16 luglio 2004
I dolori del giovane Forrest Parker


Forse non tutti hanno colto questa piccola citazione.
Nel film Spider-Man di Sam Raimi del 2002 è presente una evedente citazione di Forrest Gump di Robert Zemeckis (1994).
All'inizio del film, il protagonista Peter 

Parker (Tobey Maguire) sale sull'autobus della scuola dopo averlo seguito per centinaia di metri e cerca un posto a sedere accanto a qualcuno dei compagni, i quali lo guardano con disprezzo allontanandolo con un "occupato". La stessa situazione in cui il piccolo Forest Gump si è trovato il primo giorno di scuola, proprio il giorno in cui conobbe l'angelica Jannie.
domenica, 11 luglio 2004
The Tarantino's best friend's birthday

Prima di Kill Bill, quando a Jackie Brown nemmeno ci pensava, prima ancora che Le Iene potesse essere concepito, Quentin Tarantino il cinema lo faceva con pochi mezzi e pochi amici che poi non ha mollato più fino alla costituzione della A Band Apart.
E con questi pochi mezzi e questi pochi amici Quentin tentò la strada dell'autoproduzione di un film nel 1987, del quale sono stati recuperati soltanto 69 minuti, ma è storia che il film non fu mai completato. Questo filmettino, intitolato My best friend's birthday, racconta le disavventure di un ragazzo che nel giorno del suo compleanno viene mollato dalla fidanzata e malmenato dal pappone di una prostituta/regalo del suo migliore amico.
Quentin interpreta la parte dell'amico del protagonista che, nonostante la buona volontà, non riesce a rendere gradevole il compleanno dell'amico. Gli elementi del cinema di Tarantino ci sono quasi tutti in questi 69 minuti. La logorrea dei protagonisti, la cinefilia, il kung-fu e la musica pop degli anni '70.
Quello che si è salvato di questa opera (?) prima così deliziosamente dilettantesca è disponibile su Internet sul sito www.superhappyfun.com a $15 in formato DVDr, di qualità ovviamente scarsissima, ma del resto gli altri film di Tarantino in DVD non hanno avuto esito migliore in Italia.
Exorcist: The Beginning
Sicuramente tutti ricordiamo il terrificante film di William Friedkin del 1973, ridistribuito nelle sale nel 2000 in versione integrale. Non tutti ricorderanno, però, i due sequel che ne seguirono, il primo del 1977 (L'esorcista II: l'eretico) con Richard Burton, e il secondo del 1990 (L'esorcista III) diretto dallo stesso autore del romanzo da cui erano stati tratti i primi due film (William Peter Blatty). Entrambi i sequel furono un flop, forse perchè non si trattava di veri e propri sequel ma di rimaneggiature della sceneggiatura e della storia del primo. Ora è annunciato l'uscita di un sequel del film del 1973, intitolato Exorcist: the beginning (che fantasia) e diretto da Paul Shrader (AutoFocus, Afliction, Cat People) in cui si racconta dei primi contatti di padre Merlin (Max Von Sydow nel 1973 e Stellan Starskard oggi) con il demone Pazazu. Il Film, di produzione statunitense, con regista svedese e girato in Marocco e in Italia, si avvarrà della fotografia di Vittorio Storaro (esordio nell'horror?) ed uscirà in autunno.Tutto perfetto. Non ci resta che aspettare ed andarlo a vedere al cinema.
Ma c'é un problema.
A produzione terminata la Warner Bros pare non sia stata soddisfatta del film troppo scarno di effetti speciali (?) e che per questo motivo abbia commissionato al regista Renny Harlin (Nightmare 4, Driven) di riprendere il cast e rigirare buona parte del film. Esistono quindi due versioni del film, una "metafisica" di Shrader ed una "spettacolare" di Harlin e non si sa quale sarà quella distribuita. Potrrebbero essere anche distribuite entrambe, una nelle sale ed una in DVD.
Nota importante: il film avrebbe dovuto dirigerlo John Frankheimer che morì nel 2002 prima delle riprese del film. Forse sarebbe riuscito a farne uno solo accontentando tutti.
Trailer
Sito Ufficiale del film
venerdì, 09 luglio 2004
Diabolik emigrante, Kriminal doppio
E' annunciata negli Stati Uniti l'uscita in DVD di Danger: Diabolik, film italiano del 1968 di Mario Bava tratto dal celeberrimo immortale fumetto delle sorelle Giussani. Questo film ha quasi la mia età, ma sembra molto più giovane, ve l'assicuro. Ho avuto il piacere di vederlo in VHS NTSC in lingua inglese e in formato 4:3, e nonostante la resa video non eccezionale e il doppiaggio poco probalile ("daiabolic!") devo riconoscere che si tratta di qualcosa di davvero eccezionale.
Si racconta che Mario Bava utilizzasse per le riprese le attrezzature e le scenografie di Barbarella ancora a Cinecittà. Lo stesso protagonista, John Phillip Law era uno dei protagonisti del film di Vadim.
Il cast è davvero di tutto rispetto. Marisa Mell è un'affascinante Eva Kant, molto più sensuale dell'algida eroina dei fumetti, mentre Michel Piccoli è il tormentato Ginko. Completa il cast un elegante e perfetto (come sempre) Adolfo Celi. Il film potrebbe definirsi il manifesto dell'estetica degli anni '70 con i suoi colori al neon, la musica psichedelica, i costumi gargianti e le pettinature esagerate della Mell. 
Il DVD esce negli States quanto in Italia non è stata mai pubblicata nemmeno la VHS. Credo ci sia una maledizione sui film di Mario Bava che sono molto pubblicati all'estero in edizioni da collezione assieme a documentari e libri, mentre in Italia nemmeno lo nominano. Quindi l'unica possibilità è l'acquisto su Internet a $ 12,75 su Amazon e la visione su PC dotato di un buon Region Free.
Non sono certamente dei capolavori, invece, le due trasposizioni cinematografiche del collega lussurioso di Diabolik, il mitico Kriminal di Max Bunker, disponibili in DVD italiani. Si tratta di Kriminal (1966) di Umberto Lenzi e Il marchio di Kriminal (1967) di Fernando Cerchio. Non troverete il cast eccezionale nè il fascino del film di Bava, ma c'è da riconoscere che questi film rendono bene l'ingenuità e il grottesco dei disegni noir di Magnus, il quale spesso si rifaceva proprio ai chiaroscuri tanto cari ai cinematografari dell'epoca. Per quanto chicche da collezionisti, i due DVD non hanno nessuna caratteristica che ne giustifichi un prezzo superiore a € 12. C'è da dire, però, che le locandine/copertine sono davero belle. Chissà se sono di Magnus.
giovedì, 08 luglio 2004


I Quattromilaquattrocento di Francis F. Coppola
Mentre in Italia stiamo ancora ammirando gli episodi di Taken, il serial
prodotto da S. Spielberg, dall'11 luglio negli States (USA Network) ne sarà trasmesso uno nuovissimo prodotto stavolta dal mitico Francis Ford Coppola.
The 4400 - questo il titolo del serial - racconta la storia di 4400 persone scomparse misteriosamente in tempi diversi nell'arco dell'ultimo secolo e improvvisamente (e inspiegabilmente) ricomparse tutte insieme.
In tutta risposta, il governo americano, nell'attesa di capire cosa sia successo, pensa bene di radunare tutti i 4400 in uno pseudo campo di concentramento per studiare meglio la situazione.
Presto ci si renderà conto che, qualunque sia la causa, l'evento è destinato a cambiare per sempre la razza umana in maniera imprevedibile.
venerdì, 02 luglio 2004
E' morto Marlon Brando
Era (è e lo sarà) il simbolo di Hollywood ed al tempo stesso il più acceso e combattivo nemico di quell'ambiente che lo aveva reso celebre e poi abbandonato in povertà (si dice...).
Aveva 80 anni. Viveva solo, squattrinato a causa di tantissime disgrazie capitategli, non ultima una causa di una cameriera cheli aveva fregato cento milioni di dollari dichiarandosi la madre dei tre suoi figli. Era grasso. Era sgorbutico.
Sono queste le notizie di Brando che troviamo oggi sui media che ne annunciano (celebrano) la morte.
Cerchiamo di celebrarlo anche noi, magari riguardandolo ne Il Padrino, Queimada, Riflessi in un occhio d'oro, Ultimo Tango a Parigi, Fronte del porto, Apolalypse Now, fino a The Score, l'ultima interpretazione con Robert De Niro e Edward Norton.
Scusi, c'è campo in sala?
Non so nella vostra città, ma nella mia il cellulare acceso al cinema è diventata una caratteristica fissa. Credo che i cinema di Napoli siano attrezzati in modo particolare per fare in modo che ci siano tutte le tacche di tutti gli operatori all'interno delle sale. In qualsiasi altro locale vai scordati di usare il telefonino, ma se vai al cinema o in chiesa stai sicuro non solo che il telefonino prende, ma che qualcuno ti chiamerà.
A parte questo fenomeno, credo che in più i miei concittadini lascino acceso il cellulare al cinema per scaramanzia, come se lo spegnimento fosse un rito propiziatorio alla separazione dal mondo e che porti un pochino male. Ma il problema non è il cellulare che squilla, del resto le nuove suonerie polifoniche spesso sono meglio delle colonne sonore di film. Il fatto è che molto spesso gli spettatori rispondono e fanno pure quattro chiacchiere in piena proiezione e poi, a telefonata conclusa, non mancano di informare i presenti di quello che si è deciso nella telefonata. Probabilmente la causa di questo comportamento, che denuncio nella mia città ma probabilmente è difuso anche altrove, è l'abitudine all'home video che ha un po' allontanato la gente dalla magia del cinema, dal buio in sala, e dal rispetto del silenzio. Si sta al cinema come sulla poltrona del salotto. Spesso anche io al cinema, quando il film non è proprio ei migliori, mi scopro a cercare il telecomando sulla poltrona affianco.
giovedì, 01 luglio 2004
L'amore è eterno finché dura
Questo nuovo film di Carlo Verdone racconta la storia di un cinquantenne in crisi che si innamora di una ragazza più giovane. Certo che ne è passato di tempo da quando Verdone, nel film "Acqua e Sapone", ci raccontava di un trentacinquenne in crisi che si innamorava di una ragazza molto più giovane, o da quando, in "Compagni di scuola" interpretava la parte di un maturo professore di lettere che si innamorava di una giovane alunna. IL film è gustoso e pieno di trovate originali, come quando il maturo protagonista fa giochi di sesso con una giovane ragazza che gli sussurra "méname" per ravvivare il menage. Certo non è il Verdone di "Perdiamoci di vista", la gustosa commedia in cui un maturo AnchorMan si innamorava di una giovane disabile, ma è comunque un bella ventata di aria fresca per il cinema italiano. Da consigliare a chi ha la memoria corta.
www.carloverdone.it
www.lamoreeeternofinchedura.it
La Passione di Mel
Il proiettore si accende e comincia la passione di Cristo. Un Cristo calato nel suo contesto storico e linguistico che ci appare da subito molto provato e stanco anche nell'affrontare un diavolo in fondo liquidabile con qualche parolina. Un cristo stanco che riesce comunque a trovare la forza, se non per reagire all'arresto, almeno per un ultimo miracolo chirurgico su di un incidentato centurione - la mia cultura cattolica non eccelsa mi fa immaginare qualche scritto apocrifo(?).
Subito dopo l'arresto ecco che arrivano i famigerati Ebrei di Mel Gibson. Più che come "i cattivi", Mel ce li mostra molto politici, e quindi incapaci di gestire una situazione inaspettata. Allo stesso modo, i Romani di Pilato ci ricordano tanto i Marines dell'Iraq, ufficialmente paladini dell'ordine e della pace ma dentro i palazzi spietati fustigatori di un inerme prigioniero.
Ma alla fine, questo film com'è?
E' sempre difficile dare un giudizio su di un film che racconta di un personaggio cosi' radicato nella memoria e della cultura di un popolo (al di là del credo religioso). Con tutto il rispetto, vedere TPOTC è stato un po' come vedere Pinocchio di Benigni o lo Spider-man di Raimi. In questi casi, entrambi i cineasti hanno scelto la strada del rispetto iconografico dell'originale letterario o fumettistico, anche se Benigni ha fallito nell'intento per la poca credibilità degli interpreti, mentre Raimi ha raggiunto la perfezione del genere. Tornando a Mel, essendo Gesù probabilmente il personaggio più rappresentato della storia del cinema, ogni volta gli autori cercano di rendere unica la propria rappresentazione (il più "cristiano" ad oggi è statpo quello di Pier Paolo Pasolini).
Cosi', come Scorsese ci presento' il lato umano di Gesù, Gibson oggi ci mette di fronte alla spietatezza e all'orrore del supplizio (della tortura e della guerra in genere). Ma questa visione , a mio giudizio, non pone argomentazioni valide per discussioni e tantomeno aggiunge nulla alla cinematografia religiosa.
Finale dalla cripta aperta degno del genere horror che prelude all'"immancabile sequel".



