mercoledì, 04 agosto 2004
Prima ti sposo poi ti rovino
I prolifici fratelli Coen probabilmente danno il meglio nelle commedie.
Se a qualcuno Fratello dove sei e L'uomo che non c'era sono piaciuti per quel saper essere al di fuori di una collocazione cronologica, allora ameranno questo film in cui il gioco è condiviso perfettamente dagli attori protagonisti che difficilmente riusciranno a trovare occasioni altrettanto propizie per esprimere il loro talento. Sono qui visibili, infatti, il miglior George Clooney e la migliore e più bella Catherine Zeta-Jones, paragonabili senza timore di bestemmia ai grandi Spencer Tracy e Katharine Hepburn de La costola di Adamo.
Un' ultima considerazione sul titolo italiano di questo film che molto ha fatto discutere, e non soltanto per quanto è lontano dall'originale (Intolerable Cruelty). Probabilmente anche ci si è voluti riallacciare ad una certa abitudine in voga negli anni '50 e '60 in cui i titoli italiani erano dei riferimenti espliciti alla trama, come Scusa me lo presti tuo marito (Good neighbour Sam), Che cosa è successo tra mio padre e tua madre (Avanti!) o Non drammatizziamo...è solo una questione di corna (Domicile conjugal).
Lost in translation - L'amore tradotto
Diciamolo come prima cosa cosi' ci leviamo il pensiero.
Se la regista di questo film non avesse avuto il cognome che ha probabilmente non ne avremmo mai sentito parlare.
Detta questa sacrosanta verità, cerchiamo di prescindere dalle parentele e dagli agganci della famiglia Ford Coppola e guardiamo questo film con occhio ignorante.
Sembra che la piccola Coppola (la Coppolella) abbia cercato di infastidire il meno possibile l'attore principale Bill Murray che fa quello che vuole. Non è guidato. Istrionegia e gioca in assoluta libertà le sue carte, la sua mimica e la sua capacità di essere drammatico e comico allo stesso tempo, come gli attori italiani.
E questa quasi totale assenza di una direzione di attori non fa che bene al film.
Non sappiamo se la Coppolella abbia volutamente lasciato che Murray si autodosasse o se questo sia stato un patto tra la produzione e il divo, fatto sta che questa opera seconda di Sofia Coppola, se per certi versi non è da oscar (ma cosa è l'oscar, poi?) è sicuramente un film che si ricorderà.
Bisogna riconoscere alla regista di aver fatto un film originale nell'ambientazione e nella tematica dell'alienazione, per certi versi vicina a Koyaanisqatzi e Wim Wenders, e poco a papà Coppola.



