lunedì, 28 febbraio 2005
Oscar 2005
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Che gli Americani quando votano non sanno quello che fanno lo sapevamo bene (guarda da che pulpito...). Sia chiaro, non ho ancora visto nè The Aviator nè Million Dollars Baby e Mistic RIver mi è piaciuto molto, ma lasciare a mani vuote per la seconda volta uno dei migliori registi viventi mi sembra eccessivo. Due anni fa contro The Gang of New York c'era il Signore degli Anelli, evento particolare, film conclusione di una saga che aveva portato tanti soldi all'industria cinematografica, e quindi furono preferiti gli effetti speciali, il cinema virtuale - volgarmente detto di animazione - alla dure battaglie per il predominio dei sobborghi di New York, nonostante le ottime prove di attori e gli esempi di puro cinema. Ma quest'anno il film di Martin Scorsese aveva tutte le carte in regola. L'epopea di un magnate del cinema e del sogno americano, film di ampio respiro con un Di Caprio che (mi dicono) da il meglio di se e l'affermazione di Kate Blanchett. Eppure è stato preferito il sudore e il ring del film di Clint Eastwood, ed il suo messaggio di autoprotezione da tutto e da t
utti. Per chi non lo sapesse, Martin Scorsese, oltre ad aver sposato Isabella Rossellini, è stato uno dei pionieri della nuova Hollywood, il regista di opere importanti e immortali come Taxi Driver, Toro Scatenato, New York New York, Quei bravi ragazzi, L'età dell'innocenza e di due documentari essenziali sul cinema Americano e su quello Italiano. Clint Eastwood è nato come attore di genere, portato sullo schermo nei western da Sergio Leone il quale diceva di lui che aveva due espressioni: col sigaro e senza. Dopo una serie di polizieschi (a detta di molti di stampo fascista) in cui interpretava il mitico ispettore Callaghan, è passato alla regia nel 1985 con il western Il cavaliere pallido, collezionando successi con titoli come Bird, Gli spietati, I ponti di Madison County e Space Cowboys. Scorsese ha collezionato tanti Golden Globe, Leoni e David, ma mai un Oscar. Eastwood ha preso un Oscar come miglior regista (Gli Spietati) e un Irving Thalberg Memorial. Nessuno dice che la vittoria di Eastwood non sia meritata, ma sicuramente questa edizione degli Oscar sarà ricordata come quella della ennesimo premio negato a Martin Scorsese.
domenica, 27 febbraio 2005
Muccino & Smith: Come inguaieranno il cinema italiano
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
Lui, l'italiano, è regista di film urlati e nevrotici, raccontatore di storie d'amore ovvie quanto noiose dalle conoscenze importanti e super coccolato dalla critica e dai media. L'altro, l'americano, è il divo nero del momento, l'erede di Eddie Murphy, attore brillante e sexy con velleità di rapper, nato in TV e dal curriculum non proprio prestigioso (a parte un ottima interpretazione di Cassius Clay) ma miliardario. Apparentemente non hanno niente in comune, per cui sarebbe giusto che le loro strade non si incontrassero mai, in quanto il mix potrebbe essere micidiale. Ma per la legge di Murphy, che nel cinema è l'unica che ad oggi viene rispettata, se qualcosa deve andare storto lo farà, ed ecco che arriva la notizia che Gabriele Muccino e Will Smith vengono assoldati e messi insieme dalla Miramax per compiere un'impresa eccezionale: distruggere uno dei film italiani più belli e rappresentativi di tutti i tempi. Infatti Muccino dirigerà Will Smith n
el remake di C'eravamo tanto amati di Ettore Scola adattato al costume americano (oddio!!!) in cui Roma diventa Los Angeles. Chissà se Smith andrà a ricoprire il ruolo dell'infermiere Manfredi (ah...una fitta al fegato), dell'avvocato Gassman (oh... la cistifellea!) oppure l'intellettuale Satta Flores (Uuuhhh, il cuore!!!). Se non altro questa notizia è occasione per ricordare un film immenso da tutti i punti di vista. Oltre agli interpreti eccezionali (ai quali vanno aggiunti la Sandrelli, Giovanna Ralli e l'ultimo grande Aldo Fabrizi) il film raccontava attraverso le vite di tre amici innamorati della stessa donna la storia dell'Italia del dopoguerra, delle illusioni di una generazione che voleva cambiare il mondo accorgendosi troppo tardi che il mondo ha cambiato loro. Ettore Scola dedicò il film a Vittorio De Sica. Muccino, probabilmente, dedicherà il suo remake a Pingitore.
venerdì, 25 febbraio 2005
The singing detective
The singing detective segna il ritorno come protagonista dell' ex-attore di successo Robert Downey Jr., la cui promettente carriera si è arrestata qualche anno fa a causa di piccoli problemi con la giustizia causati da piccoli eccessi. Eppure Robert è stato Chaplin sullo schermo, oltre che il viscido e fastidioso anchor man vittima prestigiosa della coppia di assassini in Natural Born Killers di Oliver Stone.
Da allora lo abbiamo visto in piccole e mediocri interpretazioni, l'ultima delle quali in quella specie di thriller che era Gothica.
In questa commedia di stampo noir del regista Keith Gordon - del 2003 ma solo oggi in uscita in Italia - , Robert è uno scrittore di romanzi pulp affetto da soriasi che, giacendo in un letto d'ospedale febbricitante e in stato di semi-incoscienza rimane vittima di una lunga allucinazione, in cui confonde sé stesso con il protagonista del suo primo romanzo: un investigatore degli anni '50, che si trova a indagare sull'omicidio di una prostituta. A cercare di curare Robert ci sono uno psichiatra (un Mel Gibson "ridimensionato" a livello di attore brillante), mentre a tormentarlo ci pensa il malavitoso premio oscar Adrien Brody.
lunedì, 21 febbraio 2005
Wes Craven: Cursed
Il 25 febbraio uscirà negli States Cursed, il film che rappresenta il ritorno della coppia Wes Craven e Kevin Williamson, le menti creative di Scream. Questa volta Craven e Williamson firmano una storia di Lupi Mannari, con l'obiettivo di reinventare il genere salto-dalla-sedia. Girato a Los Angeles, Cursed miscela modernità e inventiva su un archetipo classico. Non a caso il MakeUp è affidato a quel Rick Baker che vinse l'oscar per il trucco di Un lupo mannaro americano a Londra.
La storia è quella di un fratello e una sorella che hanno da poco perso i genitori e che si trovano ad affrontare da soli la dura quotidianità, finchè una bestia feroce li attacca una notte, cambiando il loro destino. Ora devono combattere per sopravvivere alla maledizione di un lupo mannaro...
domenica, 20 febbraio 2005
Ingannevole è il cuore più di ogni cosa
Non poteva che essere un personaggio tanto eccentrico quanto fuori dagli schemi come Asia Argento a portare sullo schermo quell' Ingannevole è il cuore più di ogni altra cosa che ha scosso la critica letteraria, e non solo, negli Stati Uniti un paio di anni fa.
Il libro autobiografico di J.T. Leroy (KZ: foto in basso a destra) è, infatti, uno di quelli che ti turbano sia per la forma che per i contenuti. E' la storia di un bambino, Jeremiah, che dopo esser stato affidato a dei borghesi genitori adottivi, ritorna all'età di sei anni dalla madre naturale Sarah (nel film Asia Argento), una donna che vive nello squallore di una vita fatta di droga, rapporti occasionali e isterismi, e che non si crea problemi ad abbandonare il figlio quando può diventare d'ostacolo a qualche "capriccio". A turbare la crescita del povero Jeremiah contribuiranno, poi, i bigotti nonni materni (veri
colpevoli del disadattamento mentale della figlia) morbosamente devoti alla religione, e i numerosi partner, pervertiti, di Sarah. Tra onirismo e fatti che solo se provi a raccontare ti si blocca lo stomaco, la narrazione procede lasciando ben intendere quanto l'infanzia di Jeremiah sia stata irrimediabilmente rubata.(...) Il film è quello che è, uno spaccato tragico di una storia tremenda , dove le colpe delle persone si inseriscono in un contesto di inadeguatezza istituzionale. Rimane comunque sconvolgente uscire dalla sala e riflettere di come certi fatti che si leggono spesso sui quotidiani appaiano tanto naturali se visti con gli occhi di un bambino. Non conoscendo altro che la propria di situazione, lui riterrà infatti normale qualsiasi vessazione o abuso. Ed è proprio in questo aspetto, nella scorrevolezza della narrazione, che il film colpisce e ci fa capire quanto le parole spesso siano incapaci di comunicare con la giusta intensità la realtà. Un film valido sia sotto l'aspetto narrativo, che adatto a lanciare dibattiti, sperando però che in questi non padroneggi la solita, sterile retorica, ma emerga qualcosa di più pratico e realizzabile. Il 5% degli incassi andrà a finanziare il call center di Telefono Azzurro, già questo è un buon inizio.
Sito uficiale americano del film
Ghost Rider
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
In Italia si chiamava semplicemente Ghost e credo non abbia mai avuto un albo tutto suo. Le sue avventure comparivano assieme a quelli di altri super eroi Marvel nella serie dell'Editoriale Corno degli anni '80 intitolata Devil, Ghost e Iron Man. Eppure la sua effige di motociclista con il volto di teschio fiammeggiante è notissima anche da noi, forse perchè è diventata l'icona dei patiti di motocross. Negli USA, manco a dirlo, invece Ghost Rider è un personaggio molto popolare e nel 2006 sarà anche un film diretto da Mark Stevenson Johnson (Daredevil, Elektra) ed avrà il volto (senza pelle) di Nicholas Cage. Il film, che promette essere molto fedele all'originale comic, racconterà la storia dello stuntman Johnny Blaze (Cage) che accetta di essere posseduto da uno 'spirito vendicatore' e diventare il demone Ghost Rider, in cambio della salvezza della fidanzata Roxanne Simpson (Eva Mendes). Ma, pur essendo un demone, a causa della purezza di Johnny, Ghost Rider diventa un giustiziere che si assume il compito di purificare le anime malvagie grazie ad armi arcane. Sembra che con questo ingaggio Nicholas Cage sia riuscito nel suo antico sogno di prendere parte ad un film tratto dai comics. In passato Cage, nonostante il suo potere ad Hollywood, è stato escluso (per fortune) dai casting di Spiderman (doveva essere Goblin) e del nuovo Superman di Brian Singer. In questo caso ci chiediamo quali delle due espressioni dell'attore sia quella più adatta ad interpretare un teschio.
Nel cast, oltre Cage e la Mendes, ci saranno Wes Bentley (American Beauty) nella paste di Blackheart e Peter Fonda in quella di Mefisto. Le riprese del film sono iniziate il 14 febbraio.
giovedì, 17 febbraio 2005
Cronenberg: A History of violence
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Anche David Cronenberg, attesissimo regista visionario di thriller paranormali (Inseparabili, Crash, Scanners) ricorre ad un fumetto per il plot del suo prossimo film che lo vede tornare alla regia dopo tre anni da Spider. A History of violence, che uscirà quest'anno, sarà infatti la versione cinematografica dell'omonima graphic novel di John Wagner e Vince Locke. Rispetto ad un fumetto tradizionale, una graphic novel è una puntata unica, non una serie, una sorta di romanzo illustrato, quindi molto vicino a quello che è una sceneggiatura cinematografica. Altre graphic novel diventate film sono ad esempio Sin City e Road to perdition (Era mio padre).
Interpreti del film di Cronenberg saranno Ed Harris, William Hurt, Viggo Mortensen e Maria Bello. La storia è quella di Tom McKenna, un padre di famiglia dalla vita apparentemente tranquilla che suo malgrado si ritrova al centro delle cronache dopo aver ucciso per legittima difesa un uomo che voleva rapinarlo diventando un eroe che molti tenteranno di imitare.
Stallone e Willis bastardi di Tarantino
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
Con frequenza mensile arrivano le news più o meno ufficiali sui prossimi lavori di Quentin Tarantino. L'ultima riguarda il cast dell'annunciato film Inglorious Bastards che annovererebbe Bruce Willis e Silvester Stallone. Si tratta di un film di guerra, ambientato nella Parigi occupata dai Nazisti della II guerra mondiale. Il film dovrebbe essere un remake di Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari, ma anche questa notizia non è del tutto ufficiale (anche se il titolo americano del film è identico a quello di Tarantino) in quanto alcuni ben informati lo vorrebbero più vicino a Quella sporca dozzina di Robert Aldrich. Nessuno pensa invece ad un soggetto originale, forse perchè questa abitudine di scrivere per il cinema si è persa ad Hollywood. Riguardo alle due stelle citate, che andrebbero ad affiancare Adam Sandler, Michael Madsen e Bo Svenson, pare che la notizia sia davvero credibile dal momento che Stallone, dopo i flop al botteghino, ne guadagnerebbe in quotazioni come accadde per John Travolta, e poi perchè i due machos andrebbero ad interpretare dei militari americani pronti a tutto. Una sorta di Rambo pulp. Molto pulp. Pure troppo...
lunedì, 14 febbraio 2005
11 settembre 2001
L' 11 settembre visto da 11 punti di vista diversi provenienti da 11 posti del pianeta. 11 registi che raccontano, disegnano e si ispirano all'evento più terribile del secolo in quanto a clamore e solidarietà, ma non il più terribile (purtroppo) in quanto a ferocia e follia. E' proprio questo che ci ricorda Ken Loach, raccontandoci l'11 settembre cileno, quello del 1973 in cui Pinochet compì un colpo di stato per conto di Kissinger e Nixon che rovesciò il governo comunista di Salvador Allende ed in cui 10.000 cileni subirono la tortura, centinaia di migliaia furono costretti all'esilio o fuggirono e le istituzioni democratiche del paese furono sistematicamente distrutte.
Altri episodi degni di menzione sono quelli di Claude Lelouch e di Sean Penn. Nel primo una donna sordomuta percepisce l'evento attraverso il rinnovamento di un amore che sembrava finito, mentre nel secondo il crollo delle torri è vissuto come il crollo dell'illusione di immortalità in cui il popolo americano viveva prima della tragedia. Non manca uno spunto divertente nell'episodio del regista africano Idrissa Ouedraogo in cui dei ragazzini danno la caccia ad un fantomatico Bin Laden per risquoterne la taglia.
venerdì, 11 febbraio 2005
In linea con l'assassino
Phone Booth è un film di Joel Shumacher del 2002. Non è per fare una stupida battuta, ma diciamo che Shumacher è un regista che corre molto, nel senso che cerca di dare ai suoi film un ritmo coinvolgente per trascinare lo spettatore in un susseguirsi di eventi serrato in modo da non far apprezzare l'inconsistenza degli eventi stessi. In questo thriller telefonico (penso che sia il 1041-mo della storia del cinema) tutto succede velocemente quando tutto il fattaccio potrebbe essere evitato se soltanto uno dei coinvolti nella vicenda si fermasse un attimo a riflettere. Non vogliamo spoilerare questo thrillerino, ma il finale è quanto di peggio possa esistere. Il colpevole è qualcuno di cui non sappiamo nemmeno l'esistenza fino alla fine. Tantomeno il movente e la dinamica del suo disegno criminoso è pressappoco paradossale. Per non parlare del falso finale al quale nessun sano di mente potrebbe anche per un istante credere.
In compenso il film annoia moltissimo per il potrarsi interminabile del dialogo assassino-vittima senza una evoluzione. Tutto quello che succede dopo due ore di tira e molla poteva benissimo accadere all'inizio del film.
Colin Farrel ante Alexander è molto anonimo come attore. Del resto il personaggio affidatogli non offre nessuna occasione per esprimersi. Lo stesso dicasi per gli altri personaggi del film.
Dal punto di vista registico Shumacher indugia troppo sul multiangle alla De Palma (forse più Ang Lee di Hulk) tanto che l'intero film assomiglia ad una demo di un software di video editing. Pessimo.
mercoledì, 09 febbraio 2005
Antonio
Oggi Antonio se ne è andato. In silenzio e sorridendo come sempre, ha lasciato questo mondo in cui, in così breve tempo, è riuscito a dare tanto, quanto forse noi che restiamo nemmeno immaginavamo. Ora che non c'è più, ci accorgiamo che l'immagine di Antonio, la sua voce, il suo esempio lo avremo sempre stampato nella mente. L'esistenza di Antonio era per noi un monito, un incoraggiamento continuo a non arrenderci, a non accettare passivamente quello che il destino sembra aver serbato per noi. Antonio ci ha silenzionsamente dato tantissimo coraggio per vivere e per apprezzare quello che abbiamo ed utilizzare le nostre forze (poche o molte) per ottenere quello che vogliamo.
Antonio continuerà a dare coraggio e forza a chi lo ha conosciuto e lo ricorderà.
Ciao Antonio, quindi. E grazie di tutto. Non abbiamo fatto in tempo a dirtelo.
martedì, 08 febbraio 2005
Saw: l'enigmista
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
Sarebbero tante le premesse da tener presente nel giudicare (al solo scopo di consigliare) questo film. E' un'opera prima, un film low budget, realizzato in sole due settimane e così via. Ma molto spesso le premesse, qualunque sia l'intenzione, non fanno altro che offuscare il senso critico dello spettatore, che dovrebbe invece partire dall'emozione ricevuta guardando il film. E questo film l'emozione la provoca. Al di là delle trovate originali o meno, non ci si annoia per niente nel guardarlo, e i punti in sospeso (buchi) della storia, oltre ad essere strategici per un sequel già in pre-produzione, ne alimentano il fascino. E' la storia di una caccia di un serial killer, non protratta dallo psichiatra o dal detective, bensì dalle vittime sottoposte ad un gioco tanto crudele quanto rigido sulle regole. Il colpo di scena finale è abbastanza sorprendente e anche riparatore per il finto finale davvero deludente.
I modelli del giovane regista James Wan sembrano essere i thriller claustofobici tipo Panic Room e seriali come Seven (entrambi di David FIincher), ma è evidente anche l'influenza del filone giallo dell' horror e delle atmosfere classiche del genere, da Hitchcock fino a Dario Argento.
Ci accorgiamo di avere di fronte un film a basso budget giusto se andiamo a valutare la qualità della recitazione. Gli attori sono abbastanza anonimi, compreso il detective Danny Glover.
sabato, 05 febbraio 2005
DVD Extra. Cui prodest?
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
Special features. Quando non vengono chiamate così stupidaggini come “Menu animati” o “Accesso diretto alle scene” – li ammazzerei - le special features dei DVD sono per lo più dei tristi “Dietro le quinte” (Making Of) o “Scene Tagliate”. Nella maggior parte dei casi il Making Of è un servizio televisivo promozionale in cui si intravedono scene dal set e si sentono gli attori sostenere di non aver mai incontrato un regista bravo e geniale come quello del film in questione, e i registi che dicono bene degli attori e dello sceneggiatore. In casi si film spettacolare è immancabile il mago degli effetti speciali che ci spiega che tutto quello che vediamo l’ha creato lui con il computer.
Le Scene tagliate, a volte introdotte dall’autore, sono scene prodotte e eliminate in post produzione. C’è da chiedersi, se le hanno eliminate, perché mai vengono propinate in DVD. Ma a volte i tagli sono fatti senza il consenso del regista, e quindi è bello che poi si possano vedere, anche se una scena di un film così decontestualizzata spesso perde di efficacia e senso.
Per fortuna si è persa un po’ l’abitudine ad inserire gli insopportabili “Errori sul set”, che spesso non sono nemmeno spontanei ma preparati come altre scene del film. L’unico “Errori dal set” carino che ricordo è quello di Moster & Co., in cui a sbagliare le battute erano dei cartoni…
In qualche raro caso - penso ai DVD di film di Hitchcock, Truffault, Leone, Coppola - le special features contengono invece dei veri e propri documentati realizzati con taglio giornalistico che raccontano la realizzazione del film, la storia che racconta o il periodo in cui è stato realizzato. In questo caso
La tecnologia MPEG permette di avere su un DVD DL di 8 GB un film con una qualità video più che soddisfacente e multilingua, ma per convincere la gente a passare ad abbandonare il VHS per il nuovo più costoso formato, la prospettiva di una qualità eccellente e l’audio originale (oltre che HT) non era abbastanza allettante. E quindi, a discapito della qualità, si è preso spazio per inserire nel DVD qualsiasi cretinata pur di poter scrivere sulla confezione Special Features o Collector Edition.
Oggi che il glorioso VHS ha fatto il suo tempo e la gara è finita sarebbe ora di pensare a dare ai film che vengono passati in DVD il giusto valore, soprattutto se si tratta di film un po’ vecchi. Edizioni restaurate, audio pulito, versioni integrali etc.
Se no ‘sto digitale che lo abbiamo inventato a fare?
mercoledì, 02 febbraio 2005
La donna perfetta
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
Non ne ricordo il titolo, ma questa carinissima commedia di Frank Oz mi ha ricordato un vecchio film americano con Yul Brynner su un parco di divertimenti abitato da robot i quali, inevitabilmente, ad un certo punto si ribellavano tragicamente ai loro creatori pretendendo di prendere il loro posto.
La paura di una rivoluzione delle macchine è un topic classico nel cinema (da Terminator al recente Io, Robot) e in questo film si innesta con una paura più latente ma forse più realistica dell'uomo moderno, ossia quella che deriva dall'emancipazione (o meglio dal pareggio) della donna.
Stepford è infatti un rifugio di maschi frustrati che prendono la rivincita sulle creature che ama(va)no trasformandole in macchine e quindi annullando qualsiasi sentimento. In questo modo sembrano aver costruito il paradiso terrestre, confermando quindi che la vita stessa dell'uomo è subordinato al rapporto con le donne. Gli uomini di Stepford sono tutti amici, non si fanno concorrenza in nulla e questo perchè in pratica in quel posto le donne non esistono. Ma è una pura illusione. Anche in questo utopico mondo gli uomini si accorgeranno che sono loro ad essere stati trasformati in uomini ideali da una donna delusa dalla vita e desiderosa di una vita tradizionale.
In fondo questo è un film di donne. Nicole Kidman è bellissima nel ruolo dell'elemento disturbatore della comunità di donne lobomotizzate, così come bravissime Meryl Streep e Bette Midler.
Steve Martin il nuovo Ispettore Clouseau
Steve Martin sarà il nuovo ispettore Clouseau. I tentativi di vestire i panni del personaggio reso celebre dalla grazia e il surrealismo da Peter Sellers sono stati diversi e sempre tragici. Roberto Benigni, il quale interpretava il figlio di Closeau, sebbene diretto dallo stesso Blake Edwards, cadde rovinosamente nel ridicolo e solo anni dopo grazie all'Oscar per La vita è bella riuscì a far dimenticare agli Americani quello scempio. Poi ci sono stati Roger Moore , Alan Arkin e Pat Harrington in una serie TV. Anche se Steve Martin è fondamentalmente un comico, probabilmente tra gli attori americani è quello che più si avvicina allo stile leggermente folle di Sellers, pur mancandogli quella seriorità e quella leggerezza che contraddistingueva il primo. Candidati a interpretare Clouseau in questo che sarà il prequel de La Pantera Rosa del 1963, erano Kevin Spacey e Myke Myers. Sarebbe stato interessante vedere Spacey in qusto ruolo, mentre ci ralleghiamo dell'esclusione del secondo.
Oltre a martin nel film, diretto da Shawn Levy, ci saranno Jean Reno (che ha l'opzione sui ruoli di polizziotti francesi ad Hollywood), Kevin Kline (forse lui potevaessere Clouseau) e la cantante Beyoncé Knowles.
Il film ha giià un suo sito internet con tanto di foto e trailers. Divertitevi. E' un augurio.




