KinemaZOne 2.0

venerdì, 27 maggio 2005

X-MEN 3: La bestia è dentro

Nel prossimo X-MEN 3 di Matthew Vaughn, si aggiungerà al gruppo un nuovo mutante, presente sin dall'inizio nella serie a fumetti. Si tratta della Bestia, ossia Hank McCoy, che sarà interpretato dall'attore comico americano Kelsey Grammer, noto in Italia per aver interpretato il ruolo da protagonista nel televisivo FRASIER. Il personaggio della Bestia sarà molto fedele a come appare nei fumetti: si parla di una tuta pelosa da far indossare all'attore e, presumibilmente, il volto sarà celato dal make-up. Sicuramente si farà largo uso di controfigure reali e digitali. Nel frattempo la produzione è in trattative con la 22enne Maggie Grace (LOST in TV, prossimamente nel remake di THE FOG) per affidarle il ruolo di Kitty Pride, personaggio apparso fugacemente in entrambi i due precedenti capitoli, interpretato però da due differenti attrici.

X-MEN 3 senza Singer
fonte
www.paninicomics.it


mercoledì, 25 maggio 2005

Eternal sunshine of the spotless mind

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

L'amore non esiste. E' soltanto l'incontro tra due nevrotici. Così concludeva la sua disquisizione un personaggio di Pensavo fosse amore, invece era un calesse di Massimo Troisi. Se fosse vero, l'amore potrebbe essere guarito, superato come una qualsiasi ansia o fobia attraverso la psicanalisi o meglio, in un futuro futuribile, attraverso la manipolazione elettronica della mente e la cancellazione di qualsiasi traccia della persona amata.

E la manipolazione del cervello è il servizio che offre la società Lacuna Inc. ai due protagonisti di Eternal sunshine of the spotless mind di Michel Gondry, film del 2004 oggi in DVD che oltre ad essere la migliore prestazione dell'attore Jim Carrey, è uno dei migliori film della passata stagione, e per questo motivo umiliato dai distributori italiani con un titolo che nemmeno riporto tanto è ridicolo e ruffiano (non bastava abbreviare l'originale Eternal sunshine ?).

Non avevo visto nessun film di Michel Gondry prima e non sono certo un ammiratore di Carrey, ma proprio per questo l'effetto di questo film su di me è stato eccezionalmente positivo. E' un film originale, non tanto dal punto di vista del plot e della tematica - l'amore non è un fatto mentale ma un'alchemica combinazione di sensi e destino - quanto per il montaggio e la genialità tecnica con la quale, in assenza quasi completa di effetti speciali (a parte piccolissimi ritocchi in digitale) il regista Gondry ci mostra le angosce del protagonista, la sua lotta mentale per opporsi alla cancellazione dei ricordi e la scomparsa graduale delle tracce dell'amore. Nel cast ci sono anche Kate Winslet, Kristen Dunst e Elijah Wood, tuuti bravissimi e adeguati, ma questo è il film di Carrey, forse più di Man of the moon.


martedì, 24 maggio 2005

Il codice Da Vinci: il trailer

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Immancabile, con più di un anno di anticipo dall'uscita delle sale, ecco il trailer di quello che si annuncia come il Blockbuster movie per eccellenza del 2006. Eh si, perchè questo di Ron Howard è senz'altro il film più annunciato ed ovvio della storia del cinema commerciale, essendo l'adattamento cinematografico di uno dei fenomeni editoriali più grandi che io ricordi. L'estate del 2004 era più facile trovare lettori del Codice Da Vinci di Dan Brown che degli immancabili riviste di Gossip. Fenomeno editoriale che non si è limitato alla vendita del romanzo, rieditato in una inutile versione illustrata ad inizio 2005, ma che ha dato vita ad una serie di uscite di pubblicazioni che affrontano il tema del santo Graal e dei Templari fino all'ultimo Contro il Codice in cui la Chiesa Cattolica cerca di dimostrare l'inconsistenza dei fatti raccontati da Brown.

Il Codice Da Vinci è un giallo da ombrellone, senza dei veri e propri colpi di scena e senza la suspence necessaria ad un thriller. Qualcuno lo ha definito una versione light, superficiale ed incolta del Pendolo di Foucault di Umberto Eco, ma io lo definirei più un fumetto non illustrato.

Era inevitabile che un tale successo approdasse al cinema, e visto che il romanzo di Brown non ha un finale sorprendente, possiamo augurarci che il fatto che un regista come Ron Howard (Cocoon, The Beautiful Mind) riesca a modificare la trama per renderla più accattivante, anche perchè il 70% dei potenziali spettatori del film si immagina abbiano già letto il libro. Nel cast Tom Hanks, Audrey Tatou, Jean Reno e Alfred Molina.

Il trailer del Codice Da Vinci
Il codice Da Vinci: i volti dell'Opus Dei


domenica, 22 maggio 2005

Come inguaiammo il cinema italiano

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Il titolo non tragga in inganno. Non si tratta di un documentario sui distributori cinematografici italiani, ma di una gustosa, precisa e dissacrante biografia di Franco e Ciccio, quelle che credo siano le più grandi maschere del cinema e dello spettacolo italiano - dopo Totò, come dice nel film un fan siciliano del duo. 
Il film di Ciprì e Maresco ha un taglio documentaristico, più vicino ai Viaggi nel cinema di Scorsese che alle invettive scooparole di Moore, con quel pizzico di ironia e surrealismo che contraddistingue i due cineasti siciliani. Il film è pieno di documenti filmati televisivi e cinematografici e testimonianze di amici e parenti dei due artisti e preziosissime dichiarazioni degli addetti ai lavori che hanno conosciuto e amato/odiato Franco e Ciccio, come Monicelli, Baudo, CosulichLucio Fulci.
Il film racconta con rigore storiografico la storia dei due attori, i loro approcci all'arte e l'incontro che segnò il resto della loro vita, la storia della loro amicizia dei loro rapporti burrascosi fino alla malattia di Franco.
Ben dosati i sipariertti non-sense tipici di Ciprì e Maresco (Cinico TV, Il ritorno di Cagliostro).
Un film che, tra gli altri, ha anche il merito di documentare un periodo dello spettacolo italiano che ha dato grandissimi frutti, l'avanspettacolo, il teatro di strada degli anni '40 e il cinema comico degli anni '50 e '60 al quale apparteneva anche Totò ma non solo lui. Un cinema troppo spesso dimenticato perchè offuscato dalla grandissima commedia (colta) all'italiana.


La sposa cadavere di Tim Burton

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Ancora si discute di Big Fish, ancora non si è visto Charlie e la fabbrica del cioccolato, e già si parla di Corpse Bride, il nuovo lavoro di Tim Burton che uscirà negli USA non prima del prossimo 23 settembre. Si tratta di un film d'animazione stop-motion, 11 anni dopo il bellissimo Nightmare before Christmas, di cui Burton era produttore e autore. La storia è tratta da una fiaba ebraico-russa e racconta, in un'atmosfera da grand guignol, di una sposa ebrea assassinata da vandali antisemiti - secondo un'usanza a quanto pare diffusa nel XIX secolo -  che torna come zombie grazie ad un incantesimo pretendendo di essere sposata da Victor, un promesso sposo in viaggio verso casa. Se guardate il trailer non potrete fare a meno di trovare delle gustose assonanze tra le atmosfere di questo cartoon e Sleepy Hollow. Personalmente mi ha ricordato anche l'episodio I Wurdalak de I tre volti dell paura di Mario Bava (1963). La voce americana di Victor è del fedelissimo Johnny Depp, mentre l'idolo immortale di Burton Christopher Lee sembra che darà la voce al personaggio di un rabino al quale Victor si rivolge per avre aiuto.
La traduzione italiana del titolo sarebbe La sposa cadavere. Speriamo solo che i nostri distributori non optino anche stavolta per qualcosa di diverso, tipo Prima ti ammazzo e poi ti sposo

Il trailer di Corpse Bride


giovedì, 19 maggio 2005

La logica e i viaggi nel tempo

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Ho un atteggiamento strano nei riguardi del cinema che tratta l'argomento del viaggio nel tempo.
Ne sono allo stesso tempo affascinato e infastidito.
La maggior parte dei film - di fantascenza e non - che ho amato avevano la componente temporale. Ma anche in questi casi non posso fare a meno di rimanere allibito dalle lacune logiche che le storie mi lasciano.
Nei film - racconti, romanzi, fumetti - di fantasia, in effetti, la logica dovrebbe essere per un po' messa da parte, altrimenti non si riesce ad apprezzare fino in fondo l'opera, e devo dire che con me il gioco riesce quasi sempre, non essendo una persona molto logica.
Ma quando si gioca con il viaggio nel tempo, soprattutto quando si va nel passato e poi si ritorna al presente, la mia logica viene provocata al punto che si mette a lavorare come di solito non fa mai, senza che nessuno abbia chiesto il suo intervento. Ed ecco che comincia a rompere come un amico a cinema che parla e fa domande del tipo:
Com'è possibile?
E il presente che stava vivendo prima che fine ha fatto?
E com'è che si sdoppia?

E che ne sa che qualcun altro non torna indietro e ricambia gli eventi?

Tutte queste domande mi attanagliano. Ho voglia di prenderla a parolacce, la logica, ma quella niente, imperterrita comincia a farmi il pippone.
Ultimamente se ne è uscita con la storia dell'ibernazione. Dice che viaggiare nel futuro significa attraversare il tempo velocemente senza che il tempo passi per il viaggiatore. Se uno si ibernasse, come Mel Gibson in Amore per sempre (Forever Young), svegliandosi senza essere invecchiato dopo 50 anni, sarebbe come se avesse attraversato il tempo ad una velocità di 50 anni al secondo.
Quindi, viaggiare nel futuro significa non invecchiare, ossia vivere esperienze con una età fisiologica inferiore a quella che il normale corso del tempo aveva previsto per noi.
Allo stesso modo, secondo la logica, per viaggiare nel passato si dovrebbe trovare un modo di invecchiare precocemente, in modo da vivere gli eventi con un'età fisiologica superiore a quella normale. Se domani mi svegliassi con le rughe e gli acciacchi di un settantenne avrei fatto un salto nel passato, se invece avessi i capelli folti e neri e il fisico di un quindicenne, quello sarebbe un salto nel futuro.
Per fregare il tempo, quindi, non dobbiamo fare altro che non invecchiare, mantenerci in forza quanto più a lungo è possibile.
Beh, io ho 37 anni, ma se vado a fare un conto analiico, di questi anni alcuni ne ho sperecati.
Se contiamo un anno in più di liceo, uno di militare, i fuoricorso di università che è meglio non quantizzare, più tutto quel tempo sprecato davanti alla TV, ad aspettare le ragazze in strada ed altre perdite di tempo varie, mi sa che 5 anni li devo levare dal computo.
Quindi, cari miei, io ho 32 anni ma vivo il presente come uno di 38.
Cazzo. Ho viaggiato nel passato!!!!
Maledetta logica!


martedì, 17 maggio 2005

Morgan e 24 Grana: i remake

Non solo il cinema, quindi, si affida ai remake per far fronte alle crisi creative, ma anche la musica. Almeno in Italia.
Appare molto singolare, infatti, l'uscita nei negozi di due album come quelli di Morgan e dei 24 Grana. Il primo, intitolato Non all'amore, non al denaro nè al cielo, è il remake dell'omonimo album di Fabrizio de Andrè del 1971 che il cantautore genovese trasse dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters tradotto in Italiano da Fernanda Pivano. Le canzoni del disco di Morgan non sono delle cover ma delle rispettosissime reinterpretazioni orchestrate utilizzando le partiture originali di Nicola Piovani. L'intento ufficiale è quello di dare alle nuove generazioni, che magari resterebbero insensibili ad una ripubblicazione dell'originale di De Andrè, la possibilità di conoscere delle vere e proprie perle della musica e della poesia. Anche la copertina del CD è quasi identica a quella del Long Playng del 1971.
I 24 Grana invece celebrano se stessi, ma piuttosto che reinterpretare i brani del loro album culto Metaversus, decidono di farlo uscire di nuovo in una special edition con un DVD di videoclip e interviste. La storia vuole che i 24 Grana nel 1999 realizzarono con la Sony  questo disco che segnò il successo del gruppo, ma restarono molto delusi dall'impegno che la major mise nella distribuzione dopo l'uscita (niente ristampe). Passati i canonici 5 anni del contratto con la Sony,  la casa discografica storica del gruppo (Sintesi 3000) e il gruppo stesso ora possono gestire indipendentemente la distribuzione di Metaversus.
Potrebbe sembrare che questo remake sia più tecnico che culturale, ma conoscendo la vicenda della Sony e lo spirito indipendentista e no global del gruppo napoletano, l'operazione dei 24 grana assume connotati alquanto importanti, per non dire sociologici.

  24 Grana ZOne


sabato, 14 maggio 2005

Iron Man: L'uomo di ferro della Marvel

La storia di questo Super Eroe Marvel, nato anche lui dalla fantasia di Stan Lee nel 1963, è davvero particolare. Il miliardario americano Tony Stark a causa dello scoppio di una mina in una fabbrica di armi in Vietnam, è condannato a vivere solo pochi mesi ma essendo uno dei più grandi ingegneri meccanici al mondo si costruisce una armatura di ferro che gli consente di tenere in vita il suo cuore. Tale armatura, oltre a tenerlo in vita, gli dà anche dei poteri particolari, come il volo, i raggi repulsori e la forza eccezionale. Il povero Stark, per quanto potentissimo, non può però togliersi l'armatura, a parte il casco e i guanti, pena la morte.
Quindi decide di assumere l'identità di IRON MAN e spacciarsi come la guardia del corpo di Tony Stark.

Questa bene o male la storia del personaggio dei fumetti che l'estate del 2007 dovrebbe approdare al cinema seguendo i colleghi della Marvel Spiderman, Hulk, Daredevil, Elektra, Fantastici 4 e X-Men.

La regia del film sarà affidata a Nick Cassavetes, figlio del celebrato regista-autore John Cassavetes e dell'attrice Gena Rowland, mentre la sceneggiatura sarà di David Hayter, Alfred Gough e Miles Millar.
Cassavetes ha alle spalle film con budget limitati come John Q e The Notebook, e per la prima volta si troverà a dirigere un film con un budget cospicuo e numerosi effetti speciali, cosi come per la maggior parte dei film tratti da fumetti.

Riguardo al casting, inizialmente si era parlato di Tom Cruise nella parte di Tony Stark, ma una volta che il divo americano ha dichiarato la sua estraneità al progetto più niente è stato diffuso dalla Angry Films. La rivista americana Wizard, specializzata in comics, ipotizza però un casting in cui Oded Fehs (The Mummy, Resident Evil:The Apocalypse) interpreta Tony Stark e Dolph Lundgren Crimson Dynamo.


venerdì, 13 maggio 2005

Lars Von Trier: Un sequel per Dogville

Si intitola Manderlay il nuovo film di Lars Von Trier attesissimo a Cannes. Il film è il secondo di una trilogia iniziata con Dogville e che si concluderà con Washington.
Protagonista di Manderlay è ancora la bella Grace che, dopo il soggiorno a Dogville, si reca in una altra cittadina che, come la prima, il regista danese rappresenta prive di muri, con la variante che gli ambienti sono delimitati con strisce nere su fondo bianco, inversamente a Dogville.
Del cast del primo film è rimasta solo la splendida Lauren Bacall, mentre i ruoli di Michael Caine e Nicole Kidman sono stati affidati a WiIlem Dafoe e Bryce Dallas Howard (la figlia del regista Ron) vista ultimamente in The Village in un ruolo per certi versi simile a quello di Grace.
Dogville è stato senza dubbio uno dei migliori film delle utlime stagioni, un fenomeno per il successo ottenuto, tenuto conto che nonostante la presenza di Kidman il film non presentava nessuna caratteristica da Blockbuster Movie.
Trailer

giovedì, 12 maggio 2005

Quando sei nato non puoi più nasconderti

da Italica

I titoli di testa si stagliano tra i murales coloratissimi dei centri d’accoglienza, la voce rauca di Tom Waits ne accompagna lo scorrere: la canzone è Ruby’s Arms, il resoconto straziante delle sensazioni d’un commiato forse definitivo, com’è quello degli immigrati che arrivano da ogni parte del mondo, coloro - per dirla con Ivano Fossati - cui occorrono pane e coraggio.
Al centro della vicenda è Sandro, un dodicenne figlio unico d’una famiglia bresciana benestante (padre imprenditore, madre che lavora nell’amministrazione della ditta). Nel corso d’una crociera in barca a vela nel Mediterraneo, il ragazzo cade notte tempo in mare. Quando scatta l’allarme, i tentativi di ritrovarlo risultano vani e Sandro viene dato per morto: egli, invece, si è salvato, soccorso da immigrati che viaggiano su un barcone di clandestini diretto verso le nostre coste. Durante il tragitto, Sandro scopre un universo del tutto differente dal proprio, caratterizzato dai privilegi. Quando l’imbarcazione raggiunge l’Italia, egli chiede ai genitori di farsi carico dei destini di Radu - il giovane serbo che lo ha tirato fuori dalle acque - e della sua sorella minore, Alina. Le cose avranno una conclusione imprevista, ma Sandro - pur sgomento - non si fermerà alla superficie, cercherà di capire.
Liberamente tratto dal romanzo omonimo di Maria Pace Ottieri, Quando sei nato non puoi più nasconderti segna il ritorno di Marco Tullio Giordana - dopo tre film collocati nel passato, Pasolini, un delitto italiano (1995), I cento passi (2000), La meglio gioventù (2003) - al presente, all’oggi con l’urgenza di chi ha qualcosa da dire. Non dissimile nella struttura - il confronto tra il benessere indigeno e la pena dei disperati del mare - da Lamerica (1994) di Gianni Amelio, non ha di quello la forza nè la compattezza: ciò che lo differenzia, l’innocenza dello sguardo infantile, mai riesce a diventare un autentico atout.
Più che del problema dell’ immigrazione, il film parla con efficacia di una certa borghesia del Nord: di questi individui sospesi fra la memoria non remota dell’indigenza e l’odierno danaro improvviso ed ansiogeno, tra la benevolenza interessata ed il fastidio criptorazzista nei confronti degli extracomunitari, esso fornisce un ritratto attendibile e non manicheo. Privo di una drammaturgia forte, preoccupato di evitare le trappole della retorica, Quando sei nato non puoi più nasconderti resta esito incerto, buona azione in luogo di bel film come da scontato copione.


mercoledì, 11 maggio 2005

Smallville: la lenta presa di coscenza di un supereroe

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Ma l'avete mai visto Smallville? Beh, per chi non lo sapesse Smallville è il serial TV americano (Italia 1) che racconta l'adolescenza di Superman. Tutto quello che è successo, in pratica, al timido Clark Kent dall'arrivo sulla terra fino alla presa di coscienza di essere un Supereroe. 
Presa di coscenza che tarda un po' ad arrivare.
Il serial è arrivato alla sua terza serie (in Italia) e il giovane Clark, ormai più che ventenne, è ancora lontano dal capire chi in effetti è. Non sa nemmeno che vola. Certo, sa di essere fortissimo, indistruttibile, più che veloce, di avere la vista a raggi X, un udito straordinario, sensibile ad una diffusissima sostanza che si usa anche come carburante (come l'olio di colza) chiamata kriptonite, ma non di volare.
Non ci ha nemmeno mai provato! Neanche per sfizio, così pe' fa' 'na ragazzata! Eppure sa che non gli costerebbe niente. Tutt'al più dovesse cadere, è indistruttibile!
Di recente è stato mandato pure a Metropolis dall'amico Lex Luthor (il quale avrebbe anche capito di essere un cattivo, ma aspetta pazientemente che Clark si decida), è stato nella redazione del Daily Planet e lì tutti abbiamo sperato che fosse il momento buono, e invece niente. Se ne è tornato a Smallville a fare il contadino nella fattoria dei Kent.
Certo, a vedere queste cose, capiamo perchè i fumetti ci hanno sempre nascosto questo momento imbarazzante della vita dell'uomo d'acciaio. Sarà pure velocissimo e invincibile, ma in quanto ad intuito non è il massimo.
Prendete Peter Parker, per esempio. Lui non ci ha messo molto a capire il suo destino. Quando ha scoperto che camminava sui muri ha realizzato subito: sarò l'Uomo Ragno.

Ho sentito che nella prossima puntata ci sarà Christopher Reeve (l'attore del Superman del cinema). Speriamo che lui riesca a fargli capire qualcosa...

venerdì, 06 maggio 2005

Italiani d'America

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Non moltissimo tempo fa (il dopoguerra) Hollywood era interessatissima al cinema italiano, e inevitabilmente i registi americani citavano maestri come De Sica, Antonioni, Rosselini etc. Molto spesso i nostri talenti migliori venivano addirittura ingaggiati ad Hollywood, e come ultimi esempi ricordo Sergio Leone, Sofia Loren. e Ennio Morricone. Poi, per un po' di tempo, gli Americani non ci hanno degnato più di tanto interesse, forse a causa di una crisi di talenti nel nostro paese, ma ecco che all'improvviso ci ritroviamo nelle sale film d'oltreoceano in cui lavorano personaggi come Asia Argento (Xxx, Last Days, l'ultimo di Romero), Raul Bova (Alien vs Predator) e, dulcis in fundo,  il "maestro" Gabriele Muccino, regista di capolavori come L'ultimo bacio, Il ritorno dell'ultimo bacio L'ultimo bacio non era proprio l'ultimo, che negli USA sta girando The Last Kiss.
Con tutto il rispetto e l'orgoglio che come popolo non possiamo non sentire, dobbiamo però notare che una certa differenza di spessore tra questi nomi e quelli precedentemente citati c'è. Infatti viene spontaneo chiedersi: Ma siamo noi in Italia che non capiamo niente di cinema (oltre me) o negli USA stanno letteralmente raschiando il fondo?
Possibile che non si riesce in tutta Hollywood e dintorni a trovare nessuno che reciti come Asia, espressivo come Raul (per la simpatia non ci sono dubbi) e con tante cose da dire come il Gabri?
Sono enigmi che non riusciremo mai a sciogliere, a meno che non si tratti di un discorso di costo della manodopera.
Certo che se i nostri connazionali si fanno pagare poco, magari a nero, accontentandosi di vitto e allogio senza contributi e assicurazione allora il discorso fila. Attenti, però, che se continuiamo così saremo considerati i Cinesi del cinema e prima o poi ci odieranno.


lunedì, 02 maggio 2005

Gli ultimi giorni di una rockstar

A un anno da Elephant esce in Italia il 13 maggio l'atteso nuovo film di Gus Van Sant che, com'è noto, sarà un biopic dedicato agli ultimi giorni della vita di Kurt Cobain, il cantante e leader dei Nirvana morto suicida nel 1994. Il film, pur essendo una fiction, avrà un taglio documentaristico e rappresenterà  una personale interpretazione di Van Sant sulle cause che hanno portato l'ex Nirvana al suicidio. Ad interpretare la rockstar sarà Michael Pitt (Dreamers, The Village), mentre la nostra inarrestabile Asia Argento vestirà i succinti panni della compagna storica di Kurt, Courtney Love. Intanto è ufficiale anche il casting di un altro biopic musicale. Si tratta di Control, il film di Anton Corbijn sui Joy Division, in cui Jude Low sarà Ian Curtis.

Sito ufficiale italiano e trailer


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