KinemaZOne 2.0

lunedì, 27 giugno 2005

Beresford dirigerà "Io uccido"

Il regista australiano Bruce Beresford dirigerà Io Uccido, il film tratto dall'omonimo romanzo di Giorgio Faletti, best seller delle ultime tre estati italiane.
Già da tempo si parlava di questo (inevitabile) adattamento cinematografico ad opera di De Laurentiis da girare negli USA, ma gli impegni calcistici del produttore evidentemente hanno ritardato le operazioni - una perdita di tempo, secondo i tifosi napoletani.Certo il nome del regista ingaggiato non ha suscitato una hola, eppure Beresford è un regista importante di film di un certo successo anche di pubblico (Last Dance, Evelyn, Colpevole di innocenza) e di un film premio oscar (1989, A spasso con Daisy).

Sul resto del cast c'è ancora riserbo. Si sa che la sceneggiatura sarà di Davide Ferrario, ma per il resto De Laurentiis assicura ingaggi tutti americani, come se questo bastasse a garantire la qualità. Chissà se l'autore Faletti riuscirà ad esaudire il desiderio dichiarato di comparire tra gli interpreti.


La fabbrica del riso

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Di storie del cinema italiano ne esistono tante. Tutte validissime (personalmente preferisco quella di Brunetta) e prezionse dal punto di vista storiografico, indispensabili per chi voglia seguire l'evoluzione del cinema italiano, con tanto di date in cui far iniziare o morire un filone, ma anche per capire meglio i capolavori dei nostri maestri.
L'approccio storiografico è del tutto estraneo a Andrea Pergolari ed al suo libro La fabbrica del riso.
Andrea lascia giustamente ad altri l'arduo e nobile compito di conservare la memoria di un'arte concentrandosi nel raccogliere preziose ed eccelse testimonianze sulla genesi delle sceneggiature cinematografiche.

L'approccio utilizzato da Andrea è documentaristico. Il libro riporta, infatti, 32 interviste ai maggiori sceneggiatori italiani del periodo del neorealismo e della commedia all'italiana, nelle quali non solo i personaggi raccontano se stessi, il loro approccio al cinema e le proprie fortune, ma spiegano ad Andrea, e quindi a chi legge, le varie fasi della genesi di alcuni tra i maggiori film italiani di tutti i tempi.
E' molto interessante il fatto che all'interno di più interviste viene ripercorsa la storia della nascita di uno stesso film, e quindi diventa anche divertente vedere la storia del cinema dai punti di vista di differenti protagonisti.
Personalmente quella che ho apprezzato di più è stata l'intervista a Suso Cecchi D'Amico. Senza nulla togliere agli altri, ma credo che questa donna dovrebbe essere fatta santa per quello che ha dato e continua a dare al popolo italiano.

Andrea Pergolari con questo libro del 2004, che solo ora ho scoperto, continua un'opera di diffusione della conoscenza del nostro cinema davvero encomiabile. Per chi non lo sapesse Andrea Pergolari è l'autore di un bellissimo Dizionario dei protagonisti del cinema comico e della commedia italiana, in cui si trovano le biografie di personaggi presenti nel nostro immaginario filmico ma ai quali non siamo mai riusciti a dare un nome, e curatore per Un mondo a parte, assieme ad Alberto Pallotta, di una collana di libri dedicati alle sceneggiature dei capolavori del Cinema Italiano (I soliti ignoti, La banda degli onesti, Un americano a Roma, Febbre da Cavallo).

Un mondo a parte


I premiati dell'IFF 2005

Calo LizzaniDue opere prime si sono aggiudicate il massimo riconoscimento nella terza edizione dell’Ischia Film Festival, kermesse (conclusasi il 25 giugno ad Ischia) dove a fare da protagonista è la location.

La giuria presieduta da Vittorio Giacci e Carlo Lizzani ha premiato Saimir, di Francesco Munzi, come miglior film italiano, e La storia del cammello che piange di Byambasuren Davaa e Luigi Falorni come miglior film straniero (la produzione è tedesca). Due opere in cui il paesaggio, degradato nel primo caso, arcaico nel secondo, sono funzionali alla storia e alla sua rappresentazione visiva.

Miglior documentario è stato giudicato I ragazzi della Panaria di Nello Correale (già candidato ai David di Donatello), mentre tra i corti a spuntarla è stato Capolinea di Mario Cosentino. KinemaZOne e Signora

Premi minori sono andati ai film L’iguana (miglior regia a Catherine McGilvray) Tartarughe sul dorso (miglior fotografia a Paolo Bravi) e Cow Girl (migliore scenografia a Detleff Provvedi). Una menzione speciale della giuria al documentario Appunti romani, ed al cortometraggio Puoi chiamarmi Virgilio.

Il Ciak di Corallo 2005 alla carriera è stato assegnato a Vittorio Storaro, autore della fotografia tre volte premio Oscar, tra i più noti in Italia e all’estero. A consegnare il premio un’altra autorità del cinema internazionale, sir Ken Adam, scenografo preferito da Stanely Kubrick.


martedì, 21 giugno 2005

Storaro (e KinemaZOne) all'Ischia Film Festival

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Non che sia avvezzo ai festival cinematografici, ma ho visitato i luoghi dove questi si svolgono. Quindi ho visto Cannes, Hollywood e Venezia. L’ Ischia Film Festival si svolge – come i meglio informati sanno – ad Ischia, e non è per campanilismo se mi sento di affermare con certezza che tale locazione è la migliore. E infatti tema principale dell’IFF sono le location cinematografiche, con una naturale predilezione per l’isola verde e le altre isole del Golfo di Napoli.

Il festival si è inaugurato ieri sera con un cocktail in un albergo sul mare ai piedi del Castello Aragonese ed è proseguito con una mostra fotografica (Roma la città del cinema) alla torre di Guevara e la proiezione di un film (Il Mulatto) di De Robertis con Umberto Spadaro girato nel 1949 ad Ischia e restaurato per l'occasione.

Già da questa prima giornata l’IFF si è delineato come un festival (ancora) molto lontano dal frastuono della mondanità e dal clamore delle promozioni, e per questo un’occasione d’oro per concentrarsi sul valore estetico dell’opera cinematografica. In questo contesto cala alla perfezione la presenza come Guest Star (ma anche patron) di un artista come Vittorio Storaro. E oltre che un artista, Storaro, è anche una persona estremamente disponibile, tanto che al cocktail di inaugurazione del festival ha concesso un po’ del suo tempo a KinemaZOne, grazie anche alla benevolenza di Enny Mazzella.
Appena mi ha visto mi ha chiesto cos’era quel brutto simbolo sulla mia maglietta.
Gli ho spiegato che non era il simbolo di una setta satanica ma il logo di Blair Witch Project, forse l’ultimo Horror girato a Hollywood, prima dell’arrivo degli horror giapponesi.

Non conosco… Non amo l’Horror ha risposto il maestro, anche se nella sua filmografia compaiono Dario Argento e l’ultimo Esorcista.

Con Argento ho fatto "L'uccello dalle piume di cristallo" che non era un Horror. Era un giallo psicologico. Una storia bellissima. Fu un bel lavoro, anche se non lo ricordo con piacere per via della rottura con la produzione, specialmente con il padre di Dario (KZ: Salvatore Argento)… Riguardo l’ultimo Esorcista poi, la storia è lunga. Firmai il contratto quando lessi il copione di Frankheimer, che purtroppo morì nel 2002. Il film passò poi a Paul Schreder completamente sconvolto, molto più psicologico, e già lì avrei voluto interrompere la collaborazione, ma non potevo. La produzione si sarebbe spostata a Cinecittà praticamente per me. Alla fine anche Shreder fu sostituito.

Avrei voluto chiedergli un parere sul ruolo del Direttore della Fotografia nell’era del digitale, dove praticamente le location sono create con la computer graphic, ma mi ha interrotto all’inizio contestandomi (amabilmente) sulla definizione.

Non esiste il Direttore della fotografia. E’ una definizione errata, tutta italiana. Io vorrei cambiarla. Nel film c’è un solo "director", ed è il regista. Io riconosco l’autorità del regista, è lui che dirige e basta. E’ inconcepibile avere due direttori. Come se in un’orchestra tu dirigessi gli archi e io gli altri musicisti.

E’ allora che definizione possiamo usare?

Dal Greco, come sempre. Il Fotografo è colui che scrive, racconta con le luci. Photo(luce) Grapho (Scrivere). Nel mio caso c’è da aggiungere la parola "Kine" perché c’è il movimento. Quindi la definizione esatta è quella americana Cinematographer. In Italiano potremmo dire Fotografo Cinematografico o Cinefotografo.

Il programma dell'IFF


venerdì, 17 giugno 2005

Kill Silvio

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Roberto Vacca (Ingegnere e Professore) è una delle persone più intelligenti che abbia mai visto in TV (e non solo perchè lo dice oggi l'autorevole Beppe Grillo). Infatti, dal momento in cui la televisione è diventata l'agenzia di collocamento degli ignoranti, è diventato difficilissimo vedere Vacca in video.

Per sua (e nostra) fortuna, però, la principale attività di Roberto Vacca è lontana dalla televisione. Invero Vacca è autore letterario sia di saggi di divulgazione tecnologica (è uno dei massimi esperti di tecnologie legate alla comunicazione e alle fonti di energia alternative) che di romanzi di fantascenza. L'ultimo lavoro letterario è Kill? (ed. Marsilio, € 11,00), un romanzo breve di fantapolitica che potrebbe essere un soggetto cinematografico eccezionale, se qualcuno avesse il coraggio di adattarlo.

Kill? è la storia di un eroe per caso che sventa un attentato terroristico ai danni di Silvio Berlusconi. All'indomani di questo atto eroico, il protagonista si trova vittima di una serie di circostanze inquietanti, sia per la rivalsa dei terroristi che per l'atteggiamento del Presidente del Consiglio che passa bruscamente da un'assillante ed invadente riconoscenza ad una pericolosa ostilità.
Questo suggestivo plot è l'occasione per Vacca di comunicare il suo pessimismo per l'Italia moderna e per il l'immediato futuro. Pessimismo espresso, peraltro, in più occasioni da Vacca sui mezzi di comunicazione non convenzionali (www.beppegrillo.it, www.robertovacca.com).
Chi ha letto il libro assicura che il finale è tuttaltro che scontato.
Lo leggerò al più presto e vi saprò dire di più.

La RecenZOne


mercoledì, 15 giugno 2005

The Brothers Grimm

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Il geniale regista americano Terry Gilliam ci regalerà un biopic molto particolare. Si tratta del film ispirato alla vita della coppia di fratelli più stravaganti e fantasiosi della storia della letteratura, i fratelli Grimm, autori di favole come Cenerentola, Cappuccetto rosso, Biancaneve, Ricciolidoro, Pollicino e Hansel e Gretel. E' impossibile per chi conosce l'ex regista dei Monty Python non aspettarsi da questo film qualcosa di magnifico come Le avventure del Barone di Munchausen, ancora oggi, a distanza di diciotto anni, uno dei film visivamente più fantastici del cinema. Considerando poi l'abilità di Gilliam nel combinare tecnologia e poesia in quel cocktail magico chiamato fantasia (vedi Brazil e L'esercito delle 12 scimmie) non possiamo che aspettarci il massimo.
Nel cast figurano il divo Matt Damon e il meno famoso Heart Ledger, contorniati da presenze ormai consuete in film fantastici come Jonathan Price e Monica Bellucci, la quale pur avendo una parte non proprio di rilievo (la regina dello Specchio) è diventata già l'icona di questo film.
The Brothers Grimm dovrebbe uscire negli USA il prossimo 26 agosto ed è uno dei film più attesi della stagione, anche perchè rappresenta una grande occasione di riscatto per Gilliam, dopo le disavventure picaresche avute con la lavorazione dell'incompiuto Don Chisciotte di cui ci è arrivato solo un triste making of (Lost in La Mancha).
Una curiosità, il soggetto del film sarà di Ehren Kruger, il mago dell'horror americano (Scream 3, Ring, Ring two).

Trailer (o teaser?)


lunedì, 13 giugno 2005

Ingannevole è il quorum più di ogni cosa

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Chiamatemi sognatore, ma fino all'ultimo io ci ho sperato.
Come sarebbe stato bello se la maggioranza degli Italiani si fosse espressa su una questione così delicata. Ci pensate?
Sarebbe stata una rivincita bellissima nei confronti del resto d'Europa che ci considera ignoranti e bigotti.
E invece no. E' successo quello che troppo ovviamente doveva succedere.
Ha vinto il partito del chi se ne frega, la fazione dell' oggi c'è il derby, altro che l'eterocolo, la setta dell' io non ci capisco niente, la chiesa dell' io non ho opinioni, la confraternita del ci sta sempre l'adozione e la congrega del andassero all'estero a perdere tempo.
Cosi', cari ricercatori, fate le valigie e andate all'estero, assieme alle coppie sterili o con problemi genetici, a continuare la vostra battaglia per salvare la vita umana in quei paesi laici dove quel famoso quorum esiste (Il quorum altrove) perchè esiste una coscenza civile e il pensiero del popolo è libero da qualsiasi influenza mediatica e ricattatoria.
Se non altro questo triste episodio è servito a qualcuno, ossia a Stefania Prestigiacomo che, come svegliatasi da un coma, la prima cosa che fatto dopo i risultati sul quorum è stata prendersela con il Polo dicendo "Troppi integralismi, troppa intolleranza. Si sono spinti fino al punto di usare mezzucci".
Beh, meglio tardi che mai, Stefania. Anche se sarebbe stato ancora meglio prima.

8 per mille...?


La famiglia perfetta è etero

(Articolo di Sebastiano Messina da La Repubblica del 7 giugno 2005)

Sarà un concorso povero, senza un solo euro in palio: il vincitore dovrà accontentarsi di un oggetto artistico su un tema che richiami le ragioni dell'iniziativa, recante inciso il nome del premiato. Però contano i simboli, e quello che c'è dietro: così, dall'anno prossimo, il presidente del Consiglio assegnerà il premio La famiglia, al miglior programma televisivo (e a quello radiofonico) che avranno esaltato con maggior efficacia l'immagine positiva della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio tra persone di sesso diverso. Non è un'indiscrezione, ma un provvedimento già stampato sulla Gazzetta Ufficiale: un decreto firmato da Berlusconi il 10 maggio su proposta del vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, con l'accordo del ministro delle Comunicazioni, Landolfi.

In un paese tracimante di concorsi, premi e riconoscimenti assortiti, una targa d'argento in più o in meno non dovrebbe fare notizia. Ma il premio Famiglia, come inevitabilmente verrà battezzato dagli addetti ai lavori - inconsapevole omaggio alla celebre battuta di Leo Longanesi: La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: Ho famiglia - lascerà un segno. Perché per la prima volta un governo italiano decide di stabilire, con l'assegnazione di un trofeo, quale fiction, quale sceneggiato, quale telefilm rispecchia più fedelmente un'idea ufficiale della famiglia. Che sarebbe, in teoria, quella stabilita dall'articolo 29 della Costituzione (La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio).

Per non sbagliare, l'estensore del decreto (Fini? Berlusconi? Landolfi?) ha voluto fare un'aggiunta alla definizione costituzionale, specificando - visti i tempi - che si intende il matrimonio tra persone di sesso diverso. Così, giusto per non correre il rischio di assegnare il premio Famiglia a un film su una coppia gay. (...)
Non è, sia chiaro, una novità assoluta il fatto che un governo decida di usare la fiction per educare il popolo. La storia di Hollywood abbonda di film scritti, girati e distribuiti per formare i cittadini modello dell'America anticomunista, e nel 1944 fu addirittura fondata una Motion Picture Alliance for America Ideals (vicepresidente Walt Disney).

E' su quel sentiero che si muove - sessant'anni dopo - Palazzo Chigi. Inseguendo l'immodesta illusione di stabilire come dev'essere - nel terzo millennio - la Famiglia Perfetta. Perché i guai cominceranno quando si tratterà di scendere nel dettaglio. Vanno bene i padri divorziati che si sono risposati? Saranno scartati i telefilm dove uno dei protagonisti (un figlio, uno zio o una cognata) è gay e non punta a un matrimonio tra persone di sesso diverso? Saranno concesse deroghe per i vedovi e le ragazze madri? Visto che a Palazzo Chigi si sono lanciati in questa ardua missione, completino l'opera: urge regolamento attuativo.


sabato, 11 giugno 2005

V for Vendetta

Dalla congiura delle polveri, un tentativo fallito del 1605 di far saltare il parlamento inglese da parte di un gruppo di fanatici cattolici, ha inizio la storia alla base del fumetto di Alan Moore e David Lloyd V for Vendetta che il prossimo 5 novembre (anniversario della congiura delle polveri)  sarà un film prodotto dai fratelli Wachowski (quelli dei Matrix). La storia di V for Vendetta racconta di un presente alternativo in cui il parlamento inglese è saltato davvero (nel 1987) e di una Inghilterra in cui vige un regime nazista. In questo contesto un rivoluzionario misterioso  mascherato dal nome emblematico di V, straordinariamente esperto nell'arte del combattimento e dell'inganno, provoca una serie di atti terroristici cercando di esortare i suoi concittadini a ribellarsi alla tirannia e all'oppressione e conosce la bella Every, la quale scopre verità sul misterioso rivoluzionario che la portano a diventare sua alleata nell'impresa di riportare libertà e giustizia in una società carica di crudeltà e corruzione.

La regia del film è affidata James McTeigue, mentre tra gli interprete vedremo Natalie Portman nella parte di Evey e James Purefoy in quella di V.

 

 V for vendetta non è il primo fumetto di Alan Moore ad approdare allo schermo. E' già successo con From Hell - La vera storia di Jack lo squartatore e La leggenda degli uomini straordinari, e accadrà ancora con Watchman.

Sito ufficiale del film


Fellini Satirikon Politikon

Esce nelle librerie in questi giorni, ad opera della casa editrice Un Mondo a parte, il volumetto Fellini Satyricon Politikon, che raccoglie le più belle vignette e le storie antiamericane, anticomuniste e antidemocristiane del grande regista italiano. La raccolta di questi inediti curata da Angelo Olivieri, ci presenta il ritratto dell’ultimo Fellini che restava da scoprire, compresa un’intervista inedita, del 1981, rilasciata all’autore sulla sua attività giovanile di vignettista. Del Maestro Federico Fellini si sa tutto. O meglio, quasi tutto. Quanti lo conoscono come satirico-politico sui celebri giornali umoristici come il Marc’Aurelio, il Travaso e Pinco Pallino, o nel film Boccaccio 70?
Al di la di quelle che possono essere le considerazioni sul pensiero politico del maestro nell'epoca in cui queste vignette sono state realizzate, il libro costituisce un documento molto importante per la comprensione della personalità di Fellini.

www.unmondoaparte.it


venerdì, 10 giugno 2005

eMule Film Festival

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Orson Welles diceva che non esiste una cultura cinematografica ma solo un enorme mucchio di film. Se questo fosse vero - e chi metterebbe in discussione il BVZO - il modo migliore di conoscere il cinema sarebbe quello di guardare il maggior numero di film possibili. Il mezzo migliore che io conosco per poter guardare e godere appieno di un film è farlo in una sala cinematografica, ma a meno di non dedicare la vita a questa piacevole pratica, il numero di film potenziale da vedere resterebbe estremamente basso e limitato alle opere contemporanee. Il progresso negli anni è venuto incontro alle esigenze dei cinefili prima con la televisione (in parte colpevole del malessere del Cinema) e poi con il VHS, i Laserdisc, il DVD e tutte le tecnologie a supporto dell'Home Entertainment. Però, la televisione ci fa vedere il cinema che vuole e riguardo l'Home Entertainment, una volta superati i limiti tecnologici, sopravvengono quelli economici che non sono da meno. Ma siccome il progresso non si ferma mai e viene incontro sempre alle esigenze dei meno facoltosi, ecco che la rivoluzione/evoluzione Internet ha permesso a tutti di poter avere accesso ad una sterminata collezione di opere cinematografiche in formato digitale tramite il computer di casa. Ovviamente si tratta di un illecito, in quanto la gratuità della distribuzione di queste copie non porta proventi di diritti di autore, e quindi sulla visione di un film non vengono corrisposti i diritti economici a chi spetta (distributore, produttore, etc.). E' anche vero, però, che tramite programmi PeerToPeer, come eMule, la cultura cinematografica sta diventando potenzialmente alla portata di tutti, come un diritto della comunità, come l'istruzione e la salute, e soprattutto in Italia, dove a differenza di altri stati non esistono istituzioni pubbliche che tutelano e diffondono il patrimonio cinematografico italiano, il fenomeno dovrebbe essere visto positivamente.Tra l'altro eMule rappresenta un canale alternativo per un film bistrattato dalla distribuzione ufficiale di arrivare al pubblico. E' indubbio, infatti, che molti registi italiani arrivino al pubblico più per merito di eMule che della distribuzione. Certo ci sono dei compromessi. In primis c'è che non sempre la qualità dei film che si scaricano è ottimale, e poi che purtroppo questa opportunità è stata colta anche dalla malavita che ha creato un business sulla vendita su DVD dei film in prima visione (di qualità peggiore in assoluto) venduti placidamente nelle strade più eleganti delle città. Chissà che un giorno non si organizzerà un eMule Film Festival in cui verranno premiati i film più scaricati tra quelli meno proiettati nelle sale.


martedì, 07 giugno 2005

Cinema su Rai Uno: Mezzeseghe e dintorni

Quanto la Rai sia in crisi e soggetta ad un’operazione subliminale di smantellamento lo testimonia – più che l’indolore sciopero dei giornalisti – la trasmissione che Rai Uno dedica al cinema ogni domenica notte. Si intitola Cinematografo ed è condotta da – con decenza parlando – gigi marzullo, la cui incompetenza in materia è superiore persino a quella sportiva. A commentare i film usciti in settimana sono un gruppo di critici cinematografici arroganti e vanesi che fingono di averli visti e capiti. Nomi come Gianluigi Rondi, Pietra Detassis, Valerio Caparra, Enrico Magrelli. Insomma, tra questi ci sono anche delle persone che scrivono bene, ma in questo caso più che mai la televisione li rende davvero insopportabili. A primeggiare su tutti per l'inadeguatezza c’è una anselma dell’olio/ferrara che, per quanto prevedibile nei suoi giudizi politicamente di parte, è divertentissima per come si impegni a pronunciare con perfetto accento newyorkese i nomi degli attori americani. Una cascata di Risciar Grrr (Richard Gere), B'll M'rri (Bill Murray), T’m Owx (Tom Hanks), U’n Poltw (Gwyneth Paltrow). Oltre a queste eminenti firme del giornalismo e detentori del giusto e sbagliato, fanno presenza giovani attori in cerca di visibilità che in un microsecondo sono invitati dal nottambolo Marzullo ad esprimere giudizi su registi, film e attori. Ma la cosa più divertente sono i servizi che Marzullo spaccia per interviste della redazione di Cinematografo. Si tratta delle classiche interviste senza intervistatore distribuito dalle major americane con l’attore/regista in primo piano che parla con lo sfondo della locandina del film che Marzullo ha il coraggio di introdurre con frasi tipo “Ecco cosa ha detto Ridley Scott a Cinematografo”.


domenica, 05 giugno 2005

Ischia Film Festival 2005

Immaginate di passare una settimana in una delle isole più belle del mediterraneo in un periodo dell’anno in cui c’è il sole ma non la folla che inevitabilmente assale le località marine in estate. A questo aggiungete la possibilità di partecipare ad eventi di cinema (conferenze stampa, lezioni di cinema, proiezioni e anteprime).
Un sogno? Non proprio, perché tra il 20 e il 25 giugno ad Ischia avrà luogo la terza edizione dell’Ischia Film Festival, il concorso internazionale dedicato alle locations cinematografiche, luogo d'incontro tra i maestri del cinema italiano ed il pubblico. Conosciuto anche come Foreign Film Festival, il Festival di Ischia non è soltanto un evento per premiare gli addetti ai lavori, ma un appuntamento annuale dove il grande pubblico (da sempre protagonista principale della macchina cinematografica) può incontrare personaggi, mostre, realtà vere e finte di coloro che fanno sognare attraverso il grande schermo. Quest’anno sarà possibile incontrare ad Ischia personalità come Vittorio Storaro, rivedere (o vedere per la prima volta su grande schermo) opere di Visconti e cinegiornali d’epoca, visitare mostre e assistere alle proiezioni gratuite di cortometraggi in concorso. Il tutto in posti incantevoli come il borgo antico di Ischia, il castello Aragonese e Torre Michelangelo. KinemaZOne farà di tutto per esserci e vi riferirà, sperando di non suscitare invidie.

Sito ufficiale del festival
Borsa Internazionale del CineTurismo


sabato, 04 giugno 2005

Sin city

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

No. Il fumetto di Frank Miller non l'ho mai letto. Lo farò al più presto, ma per il momento vorrei riflettere su Sin City di Robert Rodriguez in quanto film. Se c'è un pregio di questo Hard Boiled movie è che non ha nulla del cinema di finzione, ma tutte le caratteristiche di un cartone animato giapponese, di quelli più cruenti. E parlo di pregio perchè, immagino, questo sia stato l'intento di Rodriguez e Miller nella realizzazione del film. Anche gli attori, al limite della riconoscibilità, sono più delle voci su dei disegni statici che delle umanizzazioni di personaggi di carta. Tecnicamente è quanto di meglio abbia visto al cinema, intendiamoci, ma sicuramente l'ibrido tra film, cartone animato e graphic novel alla fine non mi ha lasciato niente di positivo.
E' inevitabile, viste le frequentazioni tra i registi, non fare un paragone tra questo film e il Pulp Fiction di Tarantino. Sin City è sicuramente il più violento e lirico e il meno ironico tra i due, e per questo non saprei se considerare il film di Rodriguez la rinascita del pulp o la sua definitiva fine (dal punto di vista cinematografico).
Ad ogni modo, nel vedere Sin City si gode nei primi venti minuti, dopodichè il gioco comincia ad essere ripetitivo e visivamente stancante. Ammirevoli tutte le interpreti femminili, abbellite e esaltate da un freddo e particolarissimo bianco e nero che le rende più che mai simili a delle bambole. Belle le musiche (in parte dello stesso di Rodriguez) e un bentornato a Mikey Rourke, in un ruolo che sembra costruito appositamente per lui. Da notare Elijah Wood in un ruolo molto diverso dall'ingenuo e mite protagonista del Signore degli anelli. La stampa punta molto su Bruce Willis nel parlare di questo film, ma onestamente, con tutto il rispetto, a differenza degli altri interpreti (Del Toro, Rourke e Owen), l'interpretazione di Willis è molto in linea con quanto fatto finora.


giovedì, 02 giugno 2005

Fratella e sorello: il cinema di Sergio Citti

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Avete mai visto un film di Sergio Citti? Io il più vecchio che ricordo è Casotto, del 1977. Un film geniale. Era tutto girato all'interno di uno spogliatoio di una spiaggia libera ad Ostia e vi si alternavano le storie dei vari avventori del lido. Un cast eccezionale. Paolo Stoppa, Gigi Proietti, Michele Placido, Franco Citti, Carlo Croccolo e Jodie Foster. Una commedia popolare a tinte forti, in un romanesco poetico che ricordava Pasolini, di cui Citti è stato collaboratre sia come regista che come scenegiatore.
Poi, in seguito, vidi Il minestrone (1981), un film surreale, la storia di un gruppo di morti di fame  (Roberto Benigni, Franco Citti e Ninetto Davoli) che cercano di mettere in atto un colpo al solo scopo di placare la fame. Alla fine incontrano una specie di medico-santone (Giorgio Gaber) che li guida verso una meta non ben definita. Da allora Citti ha fatto altri film, ma io ho avuto modo di vedere solo Mortacci (1988), che (IMHO) credo sia suo capolavoro. Le storie di vita di fantasmi romani in trepidante attesa di essere trasportati nell'aldilà. In questo film il cast è davvero incredibile. Malcom McDowell, Mariangela Melato, Sergio Rubini, Vittorio Gassmann, Andy Luotto, Nino Frassica, Gemelli Ruggieri, Aldo Giuffrè, Alvaro Vitali e Galeazzo Benti. Probabilmente Mortacci è stato l'ultimo film distribuito nelle sale cinematogrfiche con un minimo di rispetto, perchè di seguito, film come Magi Randagi (con Silvio Orlando) e Cartoni Animati (con Fiorello) sono stati praticamente messi al bando. Mai visti, nemmeno in TV, VHS, DVD.
Il 1 gugno 2005 dovrebbe uscire nelle sale l'ultimo di Sergio Citti, intitolato Fratella e Sorello, realizzato nel 2002 e interpretato da Claudio Amendola, Rolando Ravello, Ida di Benedetto e Laura Betti. Fratella e sorello racconta di un’amicizia improbabile fra due uomini in prigione per motivi diversi: Giacomo (Ravello), un borghese che vive di rendita, follemente innamorato di una bella donna di colore che lo ha portato alla rovina, e il Serpente (Amendola), uno spogliarellista che ha girato il mondo sulle navi da crociera, indurito dal tradimento di un amico. Usciti dalla galera, i due non riescono ad inserisi nell società, nei suoi trabocchetti, falsità, gelosie, ipocrisie. L’incontro con le loro donne farà precipitare la situazione verso una scelta estrema.
Certo il periodo d'uscita (considerando il ritardo di 3 anni) non è dei migliori, con l'arrivo in contemporanea di Rodriguez, Salvatores, Batman, Superman, Alieni e Horror Giapponesi. Credo, pero', che valga la pena di stare attenti a beccare questo film nelle sale e andarlo a vedere se non si vul perdere l'occasione di onorare l'opera di uno degli ultimi professionisti-artigiani del Cinema Italiano.
Quello di Citti è un cinema ruspante, nel senso di semplice, colorato e sincero, in antitesi con il cinema italiano di questi anni zero, e per il nostro cinema, che oggi più che mai necessita di prendere una strada diversa, personalità come Citti possono essere i riferimenti dei giovani cineasti per una rinascita.

Sito ufficiale


mercoledì, 01 giugno 2005

Barbarella

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Prendo spunto da un post di Fringe su La fuga di Logan per ricordare un film che è allo stesso tempo un classico della fantascienza e la dissacrazione del genere. E’ abbastanza irrisorio che Barbarella (1968) di Roger Vadim sia stato tratto da un fumetto francese di Jean-Claude Forest degli anni ’60, in quanto il film ha una dignità ed una atmosfera tutta personale. Il film inizia con uno spogliarello di un’astronauta sospeso nell’assenza di gravità in una navicella spaziale molto pop. L’astronauta è la bellissima, biondissima Jane Fonda, che non sarà mai più così sexy nella sua carriera. La trama è un altro elemento irrisorio del film. La giovane eroina Barbarella vaga da un pianeta all’altro alla ricerca di Duran Duran, uno scienziato terrestre che intende costruire un’arma in un futuro in cui regna l’amore e le guerre sono un lontano ricordo. In questo girovagare galattico Barbarella incontra tanti personaggi, un cacciatore di bambine assassine (Ugo Tognazzi), un angelo (Jean Philippe Law), una principessa ninfomane e lo stesso Duran Duran. Il film rappresenta un capolavoro per la sua estetica pop. E’ quasi un manifesto della cultura, la moda, la musica, la letteratura degli anni ’70. Anche tecnicamente è molto all’avanguardia. Le astronavi non sono quelle di Kubrick di Space Odissey, ma gli arredi e i paesaggi dei diversi pianeti e la fotografia sono sicuramente state di esempio a molti cineasti sci-fi degli anni a seguire. Una nota importante, il film fu prodotto da De Laurentis e girato a Cinecittà e il buon Mario Bava utilizzò il materiale di scena lasciato da Vadim per realizzare, sempre per De Laurentis, il suo indimenticabile Diabolik, scroccando anche l’attore protagonista Jean Philippe Law.
L'inevitabile remake sarà prodotto e interpretato da Drew Barrymore... Lascio a voi i confronti e le considerazioni del caso.


Dark Water: il Business del J-horror

di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne

Oltre il merito di regalarci immagini di Jennifer Connelly, sembra proprio che l’ultimo horror NippoYankee  non abbia alcuna attrattiva. Il film in questione è Dark Water, versione americana di Honogurai mizu no soko kara di Hideo Nakata, ed arriva dopo The ring, The Eye, Sisters e the Grudge, ma sicuramente ne ho dimenticato qualcuno. Anche in questo caso, come in tutti gli altri, il compito di suscitare l’orrore negli spettatori è affidato alle comparse improvvise e conseguenti scomparse di infanti mal vestiti e spettinati. E’ vero, le edizioni giapponesi di questi film in genere sono noiose e (accusatemi pure di razzismo) a volte diventa davvero difficile distinguere i personaggi sia per l’aspetto (trucco, abiti, pettinature) che per i nomi. Per questo gli stessi registi giapponesi si impegnano a realizzare le versioni occidentali senza cambiare una virgola della sceneggiatura (vedi Ju-On/The Grudge di Nakata), a parte l’eliminaizone a qualche riferimento troppo stretto alla cultura e i costumi orientali. Ora, si potrebbe pensare che questa operazione di pulitura culturale dei J-horror in qualche modo ne falsano il fascino originale, ma io credo si tratti comunque di un cinema di serie B o almeno di un cinema industriale. Oramai i giapponesi hanno adottato questa pratica come metodo di lavoro. Girano una boiata horror con urla, miagolii, bambini dai capelli sporchi, strangolamenti e piccoli folletti spendendo quattro yen e poi aspettano che il produttore americano (se non coinvolto nell'operazione dall’inizio) si faccia avanti finanziare il remake. Una moda, insomma, anzi un business destinato a scomparire presto, visto la frequenza con la quale questi film vengono prodotti.


This page is powered by Blogger. Isn't yours?

Licenza Creative Commons