sabato, 30 luglio 2005
I fantastici quattro
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
Tra i dieci e i sedici anni credo di averli letti tutti con passione i Supereroi Marvel. Erano gli anni d'oro dell'Editoriale Corno ed I Fantastici Quattro furono tra primi ad arrivare in Italia negli anni '70, seguendo a poca distanza l'Uomo Ragno e Devil. Tra tutti i Fantastici Quattro erano quelli che mi piacevano di meno perchè più lontani dal concetto di Supereroe con superproblemi, caratteristica dei personaggi Marvel. Già il fatto che questa sorta di super famiglia felice americana non avesse l'identità segreta me li rendeva un po' antipatici.
Quello sfoggio dei superpoteri assieme allo spirito imprenditoriale del leader Mr. Fantastic, con tanto di logo e quartier generale nel centro di New York, suscitava in me, giovane brufoloso e ipernutellato degli primi anni '80, una sorta di riggetto culturale. Insomma, belli (a parte la cosa che comunque acchiappa), ricchi, superdotati e anche un po' stronzi (vedi la torcia umana). Ma come si fa a non tifare per il Dott. Destino o per il principe Namor che tenta di fregare la donna a Reed Richards?
Questo, quindi, è l'atteggiamento con il quale mi sono messo a vedere questo Fantastic Four di Tony Story, attesissimo ennesimo e inopportuno adattamento di fumetti americani sullo schermo. Ed è con questo stato d'animo che ho maturato il mio giudizio complessivo è che riassumibile in due parole: Irritantemente perfetto.
Insomma, la stessa sensazione di fastidio, antipatia per i buoni e simpatia per i cattivi che provavo da ragazzo l'ho provata nel vedere questo film, con la differenza che da ragazzino non ho mai sperato che la donna invisibile riapparisse nuda all'improvviso.
La storia è grosso modo quella di Stan Lee, con la variante del quinto elemento cattivo, ossia Victor Van Doom/Dottor Destino che nei fumetti ha origini ben più nobili che un ricco dirigente di una multinazionale.
Così come nulla nei fumetti mi sorprendeva più di tanto, così gli effetti speciali di questo film li ho trovati addirittura inferiori ad alcune puntate di Smallville o Streghe. Probabilmente tra tutte le trasposizioni di fumetti americani dal 2000 in poi, considerando che in tutti i casi si è trattato di Blockbuster Movies, questo di Tony Story è sicuramente il più dozzinale. Quasi mai mi è capitato, ma stavolta devo ammettere di essere stato lungimirante ad essere scettico della riuscita di questo film sin dalle prime indiscrezioni sul cast.
In definitiva, questa commediola di super eroi, non appare come la megaproduzione che ci aspettavamo, ma più un pilota di un serial TV e come adattamento di fumetto non ha nulla a che fare con i lavori di Raimi e Singer, e tantomeno Burton e Nolan.
Un'ultimissima considerazione sul fatto che questo costoso film non sembra tanto migliore del tentativo cinematografico del 1994 di Oley Sassone, che fu una produzione low budget e mai distribuita. In fondo, considerando che sono passati undici anni, il film di Story sembra un remake di quello di Sassone.
I fantastici chi?
Il film del 1994 (I)
martedì, 26 luglio 2005
Grezzofilm
Beh, credo proprio che i corti della Grezzofilm di Andrea Camerini meritino una vostra visione.
lunedì, 25 luglio 2005
Il troio - de muvi
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
"E nun se ne può più!". Teniamo le sale occupate da Batman e Sin City, a settembre arriveranno i Fantastici 4, poi sarà la volta di Superman e V for Vendetta, e poi chi sa cos'altro. Gli Amercani stanno distruggendo il cinema italiano nelle nostre sale a colpi di fumetti e noi ce ne stiamo a guardare. Ho già affrontato la questione sull'opportunità di portare anche noi un nostro fumetto sullo schermo, ma giustamente mi avete fatto notare come la cosa sarebbe difficile nel confronto con i 'mericani. Ma questo perchè quando pensiamo ad un fumetto italiano il nostro pensiero va a Tex, Diabolik, Corto Maltese, Alan Ford, o i più giovani Dylan Dog, Martin Mystere e Legs Weaver, tutti personagi italiani di nascita, ma stranieri nel carattere. Tex è un pistolero, Dylan Dog è un perfetto Inglese, Martin Mystere e Alan Ford americani, Diabolik non si sa, ma sicuramente Clerville non sta in provincia di Caserta, e Corto Maltese è un apolide (di Malta?). Quello che ci vuole è un fumetto italiano in tutti i sensi in grado di portare l'italianità più genuina in giro per il mondo, quell'italianità che forse a noi fa un po' senso ma che all'estero è apprezzatissima, e ne sono testimoni le folle di straniere abbordate ogni anno sulle spiagge italiane dai bori nostrani più pittoreschi. E nessun fumetto italiano incarna questo stereotipo più de Il Troio di Andrea Camerini, fumetto notissimo soprattutto in Toscana essendo da più di dieci anni uno dei personaggi di punta dello storico mensile livornese il Vernacoliere. Il Troio è un maturo disoccupato toscano, biondo e palestrato, incapace di qualsiasi tpo di attività intellettuale o manuale, convinto di essere sceso sulla terra come "dono per la topa", nonostante la sua stimata collezione di due di picche. Oltre agli amici e le "bellissime" amiche, ad accompagnare il Troio nelle sue avventure compaiono fissi l'affettuoso padre, perennemente impegnato a trovare nuovi modi per mandarlo via (anche da questo mondo), il nonno rinhoglionito come pochi e il cane.
Spero che la nuova generazione di cineasti italiani non perda questa occasione di portare sullo schermo il Troio (Camerini per i diritti si accontenterebbe di una settimana di mezza pensione per lui e un'amica a Forte dei Marmi) restituendo al nostro cinema quel tocco di internazionalità che da tempo ha perso.
Che si affrettino, però. Pare che Tim Burton sia già interessato al personaggio che trova perfetto per l'amico Johnny Depp.
domenica, 24 luglio 2005
The Black Dahlia
A leggere la trama e le altre notizie sul prossimo film del maestro Brian De Palma, sembra che l'ambientazione sarà molto simile a quella di L.A. Confidential, anche perchè The Black Dahlia è tratto dall'omonimo romanzo di James Ellroy, autore anche dell'originale del film di Curtis Hanson. Il romanzo di Ellroy è da molti considerato uno degli ultimi esempi di grande noir, e il fatto che sia De Palma a dare immagini alla storia fa ben sperare.
The Black Dahlia racconta dell'indagine da parte di due poliziotti ex pugili sull'omicidio di una ragazza di 22 anni, Elizabeth Short, aspirante attrice, mitomane e prostituta a tempo perso, il cui cadavere seviziato e diviso in due fu trovato il 15 Gennaio del 1947 a Los Angeles dando via ad uno dei casi di cronaca irrisolti più conosciuti della storia americana. All'epoca della vicenda i media fecero un gran clamore dando al personaggio il nome di Dalia Nera, a causa del colore corvino dei capelli, perifrasando il titolo del film Blue Dahlia (La Dalia azzurra) con Veronica Lake del 1946.
Un ottimo plot, quindi, per il ritorno di Brian De Palma che ci aveva lasciato con un altra Famme Fatale, film molto seducente che aveva il grande merito di omaggiare il genere noir ma che, considerando il calibro dell'autore, aveva un po' deluso le aspettative.
Nella parte della Short, De Palma (o ci per lui) ha scelto la trentenne canadese Mia Kirshner (mai vista), ma parti ben più di rilievo sono riservate agli onnipresenti Scarlett Johansson e Josh Hartnett.
Speriamo soltanto che De Palma non si senta ancora una volta obbligato, come per le sue ultime produzioni, a dover omaggiare i maestri del genere, soprattutto il sommo Hitchcock, con scene di docce, lavandini sgorganti e interminabili piani sequenza.
E a proposito di De Palma, sembra che l'annunciato prequel de Gli Intoccabili (Capone rising) sia ormai ufficiale per il 2006, così come è ufficiale che con quello di Scarface (annuniato per il 2007) De Palma non avrà niente a che fare.
sabato, 23 luglio 2005
V for Vendetta: il trailer
Ecco il trailer di V for vendetta, il nuovo comic movie prodotto fratelli Wachowski (gli autori di Matrix) e previsto nelle sale USA (ma dovrebbe essere una contemporanea mondiale) per il prossimo 5 novembre. Infatti per questo film la data di uscita è molto importante - la tagline recita remember remember the 5th of november - in quanto la storia del fumetto di Alan Moore e David Lloyd parte prorpio dalla congiura delle polveri del 5 novembre 1605, un tentativo fallito di far saltare il parlamento inglese da parte di un gruppo di fanatici cattolici.
La storia di V for Vendetta racconta di un presente alternativo in cui il parlamento inglese è saltato davvero (nel 1987) e di una Inghilterra in cui vige un regime nazista. In questo contesto un rivoluzionario misterioso mascherato dal nome emblematico di V, straordinariamente esperto nell'arte del combattimento e dell'inganno, provoca una serie di atti terroristici cercando di esortare i suoi concittadini a ribellarsi alla tirannia e all'oppressione e conosce la bella Every, la quale scopre verità sul misterioso rivoluzionario che la portano a diventare sua alleata nell'impresa di riportare libertà e giustizia in una società carica di crudeltà e corruzione.
La regia del film è affidata James McTeigue, mentre tra gli interprete vedremo Natalie Portman nella parte di Evey e James Purefoy in quella di V.
V for vendetta non è il primo fumetto di Alan Moore ad approdare allo schermo. E' già successo con From Hell - La vera storia di Jack lo squartatore e La leggenda degli uomini straordinari, e accadrà ancora con Watchman.
venerdì, 22 luglio 2005
Walter e Giada
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
Si è soliti dire che d'estate la programmazione televisiva si impoverisce. Ma quando nei restanti periodi dell'anno la programmazione invece è ricca, si è soliti dire che la televisione fa schifo. Cosa è peggio (sempre ammesso che uno la televisione la voglia guardare)? Beh, personalmente, credo che quando l'attenzione degli sponsor si abbassa è possibile anche vedere in tivvù delle piccole chicche o comunque qualcosa di diverso.
E' il caso della reality soap della Endemol Italia che ha sostituito Il posto al sole su Rai 3 Walter e Giada di Simona Ercolani e Fabrizio Rondolino. L'idea della reality soap è molto interessante. Si tratta di una storia rappresentata a metà strada tra una soap ed un reality. Si ha l'impressione di assistere a delle riprese dal vero, o ad una ricostruzione in stile All'ultimo minuto, intervallata dagli stessi protagonisti che con le loro testimonianze fanno da filo conduttore delle vicende. La storia è semplice. Una sorta di Promessi Sposi moderni e romani. A sugellare il riferimento letterario c'è la voce del narratore Nino Castelnuovo, che ricorda l'adattamento televisivo storico del romanzo manzoniano di Sandro Bolchi del 1967, in cui lo stesso Castelnuovo era Renzo.
Credo sia un bell'esempio di televisione e soprattutto una lezione per i produttori e gli autori - con pochissimi soldi si fa meglio di 30 Panarielli - , nonchè un monito per gli spettatori creduloni. La cosa che più sorprende, infatti, in questa fiction è che elementi come la ripresa diretta con telecamera a spalla, il taglio documentaristico, la fotografia volutamente non curata e gli stessi interpreti che recitano se stessi con voci non impostate, ci fanno credere di assistere a qualcosa di vero. Questo ci fa venire il dubbio che tutto quello che la televisione ci presenta come autentica cronaca non sia che una realistica finzione come Walter e Giada. Non penso, ovviamente, alle storie della De Filippi o la D'Eusanio, alle quali, mi auguro, nessuno crede davvero, piuttosto agli scoop delle Iene, Striscia la Notizia e - perchè no? - anche qualche TG.
L'ispettore Coliandro
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
Scusate, sarò brevissimo. Girando sul sito della Raiset in cerca nostalgica di qualche antico cimelio della vecchia Rai ho trovato notizia di questa Fiction in quattro episodi dei Manetti Bros (quelli di Zora la Vampira e delle chicche di Stracult) tratte dai romanzi di Carlo Lucarelli, che ne è anche lo scenegiatore. Ad interpretare l'ispettore Coliandro, armato (si spera) di una buona dose di ironia tipica dei Bros, sarà Giampaolo Morelli, l'attore napoletano bravino e carino che ha tentato in tutti i modi finora d'imporsi sia al cinema (PAZ!, Dillo con parole mie, L'uomo perfetto) che in televizione (Telegaribaldi, pubblicità del Nescafè, Anni '60) e che con questa occasione si gioca il tutto e per tutto. Dico si gioca perchè, immagino, che la fiction non sia andata ancora in onda, a meno che non gli hanno trovata una bella collocazione nottambula. Oltre a Morelli nella fiction ci sono anche Silvestrin, Cecilia Dazzi e Veronica Logan.
Qundi, qualcuno sa se questa chicca dei Manetti Bros e Lucarelli è andata già in onda? Sul sito Raiset non viene detto.
Se qualcuno ha notizie è pregato di avvisarmi.
lunedì, 18 luglio 2005
Claudia e la posizione della missionaria
Certi bambini
Questo giffonesco film del 2004 di Andrea e Antonio Frazzi non è davvero niente di eccezionale. Soprattutto per la trama trita e ritrita (storia di disagio di adolescenti napoletani abbandonati alla malavita organizzata) ma anche per i dialoghi stereotipati in più di 20 anni di cinema partenopeo. Sembra il video della canzone Cineasta napoletano dei Virtuosi di San Martino. Ma allora perchè me lo sono visto fino alla fine su Retequattro all'una di notte di domenica sapendo di dovermi svegliare presto il mattino dopo?
Perchè in questo film recitano dei ragazzi sconosciuti incredibilmente bravi
. Soprattutto il protagonista, Gianluca Di Gennaro, credo sia un piccolo Robert De Niro. Perfetto, nei tempi e nelle espressioni. Imbarazzante per quanto realistico e intenso. Avevo già avuto modo di vederlo (leggermente cresciuto) nel Posto al Sole alle prese con un personaggio molto simile, dove mi aveva colpito per l'uso della voce e la disinvoltura. Doti che i colleghi più maturi veterani della soap ancora cercano di acquisire. Credo valga la pena di tenerlo d'occhio, anche se su Internet non si trova molto di questo piccolo (per ora) fenomeno.
mercoledì, 06 luglio 2005
Il giudizio universale
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
Se un film come questo fosse stato non dico realizzato (impossibile) ma prodotto dagli Americani o dai Francesi ci sarebbero DVD, documentari, mostre, dibattiti, proiezioni, libri in continuazione. Invece Il giudizio universale (1961), in buona compagnia di tanti altri capolavori, non si riesce a vedere nemmeno in VHS.
Non esiste un altro film nella produzione italiana con una concentrazione tale di artisti. Provo ad elencare gli attori, sicuro di dimenticarne qualcuno: Paolo Stoppa, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Silvana Mangano, Renato Rascel, Vittorio De Sica, Pietro De Vico, Regina Bianchi, Ugo D’Alessio, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Domenico Modugno.
E solo per parlare degli italiani, perchè poi ci sono Fernandel, Lino Ventura, Anouk Aimée, Melina Mercuri, Jack Palance e Ernest Borgnine.
Se anche Totò avesse accettato la proposta di Vittorio De Sica – si dice che rifiutò in favore dell’amico De Vico – oggi questo film si potrebbe usare per mostrare a chiunque ignorante in materia che cosa è il cinema italiano.
Ma non è solo il cast la forza del film. Non basta mettere insieme dei nomi illustri per fare un capolavoro (vedi il Manuale d’amore di Veronesi). Il soggetto e la sceneggiatura di Zavattini e la regia scorrevole e fluida di De Sica danno al film un ritmo godibilissimo. Si potrebbe considerare questo film un musical parlato, e non solo parlato. Guardate (se ne avete occasione) ad esempio la scena in cui tutti i protagonisti cantano Ninna Nanna e ditemi se non è l’esempio più bello di musical italiano, con quel balletto dei camerieri d’albergo guidati da Manfredi e Sordi stile corvo sotto l’ombrello inseguito dai bambini in vendita. Sono sagome che ricordano i cartoni animati di Walt Disney.
Speriamo che qualcuno prima o poi pensi di restaurare questo capolavoro che è anche un documento storico se non un monumento del cinema.
Scegliere un film 2005
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
Un annuario del cinema davvero singolare, questo dell'ARES.
Ad ogni film sono dedicate minimo due pagine nelle quali gli autori riportano un po' della trama e una considerazione generale sul tema del film, sull'atmosfera e sull'effetto del film stesso. Nessuna considerazione critica o tecnica, nessun riferimento o comparazione stilistica, nessun accenno a premi e nomination. Niente di tutto ciò. Semplicemente un parere (direi spassionato) sulla visione del film, e infine una breve nota sugli elementi problematici per la visione.
E questo sì che è qualcosa su cui discutere.
Gli autori di queste recensioni (o l'editor, chissà) si prendono la briga di segnalare eventuali contenuti del film che possono generare fastidio o imbarazzo. E quindi ecco frasi del tipo Qualche turpiloquio, Numerose parolacce, Una scena di sesso, un po' di sensualità, scene violente e gonne troppo corte (questa l'ho inventata, scusate). Insomma, una sorta di quei peperoni gialli, verdi e rossi che compaiono sullo schermo delle reti mediaset per indicare se un film è adatto meno alla visione di un pubblico adulto o di minori in presenza di genitori. Questo tipo di classificazione potrebbe anche trovare la sua utilità - il libro è espressamente destinato a genitori e organizzatori di proiezioni nelle scuole - ma rischia di
diventare una sorta di libro nero, con un senso censorio un po' inquietante. Di un film come Kill Bill, per esempio, il libro avverte delle insistite scene di violenza con componenti parossistiche e splatter…qualche scena moderatamente sensuale e costante turpiloquio, mentre per Elektra assicura diverse scene di violenza e un bacio saffico. Comunque l'idea di bacchettare, magari bigottamente un film e di indicarne le controindicazioni - come se si trattasse di un medicinale o un pacchetto di MS dure - mi diverte. Da oggi lo farò anch'io:
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2 Fast and 2 Furious: Troppe infrazioni stradali
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The ring: Bambine con i capelli visivamente sporchi
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Brutti sporchi e cattivi: Qualche errore grammaticale e personaggi non sempre ben vestiti.
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Sin City - Bisognerebbe che le autorità facessero qualcosa per tutte quelle donnacce in giro per le strade
Malgrado ciò, c'è da dire che l'idea di un annuario del cinema non scritto da storici del cinema o professionisti della critica, ma da persone (comunque esperte) in grado di parlare un linguaggio comprensibile ai più, è apprezzabile, anche se si tratta di un punto di vista permeato da una moralità di stampo fortemente cattolico, dal momento che gli autori sono docenti dell'Università Cattolica di Roma..
Scegliere un film 2005
a cura di Armando Fumagalli e Luisa Cotta Ramosino
Edizioni ARES, €19,00
http://www.ares.mi.it
martedì, 05 luglio 2005
La sindrome di Zelig
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Ricordate il finale di Zelig di Woody Allen?
E voi? Tirate fuori il rospo che fa bene!!! |
lunedì, 04 luglio 2005
Danger: Diabolik
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
Finalmente mi è arrivato il DVD americano di Diabolik di Mario Bava, annunciato da Amazon più di un anno fa e più volte rimandato. Nell'attesa che uscisse ero riuscito a procurarmi un DivX della versione italiana di buona qualità, ma devo dire che il DVD americano supera le mie aspettative.
La qualità video è ottima e valorizza molto il lavoro di fotografia di Bava, ma quello che più mi ha sorpreso sono stati gli extra.
Soprattutto da segnalare è lo special From "fumetti" to film in cui si ripercorre la genesi del film di Bava, del fumetto noir italiano delle sorelle Giussani, del cinema Italiano degli anni '70 e delle sue influenze sul cinema mondiale. Lo special riporta interviste al fumettista Stephen Bissette, all'attore John Phillip Law, al produttore De Laurentiis, a Ennio Morricone, ai Beasty Boys - cinefili al punto di realizzare il videoclip di Body Movin (anche questo sul DVD) rigirando le scene salienti di Diabolik -, e al regista Roman Coppola, autore di un film misconosciuto in Italia dal titolo CQ (con Giannini, Muccino, Ghini e Depardieu) pieno di citazioni al film di Bava. Altri extra sono i trailers americani e il commento al film di John Phillip Law e Tim Lucas, uno dei maggiori biografi di Mario Bava.
E' davvero deprimente dover constatare ancora una volta che è più facile trovare all'estero (stavolta USA)un prodotto del genere che gratifica la cultura pop italiana. Mi viene in mente, ad esempio, lo straordinario Voyage to Italy di Martin Scorsese ancora oggi disponibile soltanto in versione USA o Francese.
Potete comprare Danger: Diabolik su internet da Thrauma o, se volete approfittare del calo del dollaro, da Amazon.
Ovviamente il DVD è completamente in inglese con sottotitoli per non udenti (in inglese) e Region 1 (NTSC), ma questo non è più un problema.
Diabolik emigrante e Kriminal doppio
La guerra dei mondi
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
Vorrei evitare di dire cose già dette su questo film, ma non posso certo evitare di pensarle. Il visto/non visto, questa tecnica tipica del cinema erotico applicata al thriller di cui Spielberg è specialista (Duel, Lo squalo, Incontri ravvicinati...) ha ancora il suo fascino. Ma stavolta penso che il regista di Cincinnati non abbia usato questo dogma al fine di aumentare l'effetto angoscia e suspance, bensì per rendere impersonale la figura degli invasori. Che questi siano alieni, terroristi o potenze straniere poco importa, in quanto quella del film è la storia di un padre che cerca di salvare la vita alla sua famiglia nel mezzo di un conflitto del quale ignora le ragioni.
Più volte durante il film vengono in mente scene de La vita e bella (Benigni) e Signs (Shyamalan), ma sicuramente mai La guerra dei mondi di Byron Haskin.
Molto curioso il personaggio interpretato da Tim Robbins, figura abbastanza inutile e enigmatica nella storia anche se pronuncia le frasi che danno legittimità al film ("Dobbiamo organizzare una resistenza", "Le occupazioni falliscono sempre").
Sicuramente La guerra dei mondi, come tutti i film di Spielberg, va ad occupare un posto riservato nella genere Sci-Fi, anche per l'utilizzo di effetti speciali molto realistici, più che spettacolari.
Come già detto, rispetto all'originale cinematografico il film ha poco in comune sia dal punto di vista della trama che dei personaggi, ed è comprensibile visto il contesto storico (in quello gli alieni rappresentavano la fobia per il comunismo), ma non sono abbastanza preparato sul libro di H.G. Wells per dire lo stesso sull'originale letterario. Unici punti in comune con il film del 1953 sono le parole del narratore ad inizio e a fine film, evidentemente tratte dal libro di Wells.
Mi sarei aspettato un finale diverso, anche perchè (più negli USA che da noi) quello originale è arcinoto agli appassionati.
Una curiosità, dal libro di Wells è stato tratto un altro film in questo stesso anno diretto da Timoty Hine che si rifà fedelmente al romanzo ambientato ad inizio secolo, e quindi prima delle due guerre mondiali. Chissà se sarà possibile vederlo in Italia.
Gli Americani fanno tante guerre
venerdì, 01 luglio 2005
Kill?
di Ferdi Carcavallo per KinemaZOne
Beh, devo confessare che visto il clamore e l’interesse suscitato (ai rumors ha contribuito sebbene modestissimamente anche il sottoscritto), mi aspettavo di più da Kill?. Non direi nemmeno tanto di più. Mi aspettavo qualcosa. La trama, per quanto non originale, avrebbe potuto essere comunque un pretesto per una storia divertente e intrigante, magari anche un po’ scomoda. Avrebbe potuto sì, ma in mano ad uno scrittore, e non in mano ad un uomo di scienze col vezzo della narrativa. Confesso, non ho letto altri romanzi di Roberto Vacca, ma conosco i suoi scritti divulgativi di ingegneria informatica (siamo colleghi…) e probabilmente è una di quelle figure che mi hanno convinto alla virata dagli studi classici a quelli scientifici. Non sapevo nemmeno del suo interesse per la politica e mi ha fatto piacere constatare quanto fossimo allineati anche su questo tema. Però devo a malincuore constatare che il “romanzo di fantapolitica” del professor Vacca delude i lettori un po’ avvezzi a tecniche e atmosfere di questo genere.
Di fantapolitica non c’è molto, se non che il fatto storico dal quale prende spunto è inventato. Ma questo non basta a proiettare un lettore in un contesto politico alternativo, irreale ma possibile. Se devo pensare ad un romanzo di fantapolitica mi viene in mente Fatherland – 1984 di Orwell o V for Vendetta di Alan Moore - , in cui un presente alternativo è un pretesto per riflettere sui pericoli dell’autoritarismo nell’era moderna.
Diciamo la verità, se il politico vittima dell’attentato non si chiamasse Silvio Berlusconi il romanzo non avrebbe nessun interesse. Infatti, l’unico motivo per il quale non ho abbandonato la lettura prima della fine è stato perché mi aspettavo da un momento all’altro una rivelazione, una denuncia o semplicemente una teoria di Vacca sul futuro del paese. Il romanzo di Vacca non solo non arriva a tanto ma è permeato da un qualunquismo antiberlusconiano al quale ci siamo talmente abituati che cominciamo a non crederci nemmeno più. Quasi quasi il “portatore nano di democrazia“ comincia a farci tenerezza per la sua goffagine, quasi come la maschera Fantozzi. E’ il momento di cambiare strategia, professore.


