KinemaZOne 2.0

giovedì, 27 ottobre 2005

Studenti!? Prrrrr...

 

Alberto Sordi ne I vitelloni
Federico Fellini 1953

Daniela Santanchè nel CDL
Silvio Berlusconi 2005


Il ritorno del Monnezza

Non sopporto di vedere un film stupido per più di dieci minuti. Dopo lo scadere di questo tempo massimo comincio a sentirmi più stupido del film, o meglio come se i protagonisti del film mi dessero dello stupido. Il ritorno del Monnezza sono riuscito a vederlo tutto. Questo non significa necessariamente che il film non sia stupido, ma di sicuro lo è meno di me. Completamente fuori parte Claudio Amendola, ma forse soltanto perchè gli hanno affidato questa parte troppo tardi. All'età sua Tomas Milian (credo) aveva smesso di fare maresciallo Giraldi da un bel po'. Più che il figlio del Monnezza, Amendola sembra il padre. Appesantito, goffo nei movimenti, impacciato nelle scene d'azione, fa pensare più ad un erede di Piedone lo sbirro.
Nonostante ciò il film si fa vedere. Un Carlo Vanzina più televisivo e citazionista che mai, con tanto di Please don't let me be misunderstood come sottofondo della resa dei conti finale sotto la neve.
La trama del film è molto semplice, per quanto abbastanza politicamente scorretta in quanto basata sulla corruzione di alti funzionari della polizia e politici che incastrano Giraldi fino a sbatterlo in galera. Alla fine il Monnezza sventa un complotto proprio con l'aiuto dei delinquentucci dei quali non disdegna la frequentazione.
Le commedie recenti di Carlo Vanzina, forse a caso dall'uscita del regista dal circuito dei grandi incassi, sono prodotti più artigianali e, sotto certi aspetti, più sinceri. E' il caso di film come La mandrakata, In questo mondo di ladri e Il pranzo della domenica i quali, seppur diretti ad un pubblico senza tante pretese, raggiungono dignitosamente l'obiettivo del divertimento. Questo Monnezza per forza di cose indugia un po' troppo sul turpiloquio ma sicuramente meno degli originali di Corbucci.
In definitiva, con tutti i difetti, il cinema leggero di intrattenimento dei Vanzina è di gran lunga preferibile alle boiate iper-patinate di Parenti/Boldi/De Sica.

Eccezzziunale veramente 2


mercoledì, 26 ottobre 2005

On the road

Francis Ford Coppola è in procinto di portare sullo schermo On the road, il romanzo mito della Beat Generation che Jack Kerouac scrisse su dei fogli di carta arrotolati nel 1950. La bibbia degli hipster, come venne definita l'opera dello scrittore americano, non ha mai ispirato finora i cineasti, anche se nel 1980 il regista John Byrum realizzò un biopic intitolato Heart Beat con Nick Nolte e John Heard. Coppola, comunque, non ha intenzione di dirigere il film ma solo di produrlo e dopo molte tribolazioni ha trovato il regista ideale in Walter Salles (Central do Brasil, I diari della motocicletta) abbandonando la prima idea di affidare il progetto a Joel Schumacher (per fortuna!!!). Riguardo il cast, da un po' di tempo si fa il nome di Brad Pitt per il ruolo del protagonista Sal Paradise.
Quello di un adattamento cinematografico è sempre stato un sogno di Kerouac il quale aveva intenzione di girare un film assieme a Marlon Brando interpretando lui stesso la parte del protagonista mentre al divo americano sarebbe andato il ruolo di Dean Moriarty.


I conti in tasca ai Blogger

di Ferdi Carcavallo


KinemaZOne vale $7,339.02.
Quanto vale il tuo blog?

Avevate mai pensato che il vostro blog messo su quasi per scherzo potesse avere un valore commerciale? Certo che no! E chi ci pensa ai soldi? Però, un domani che le cose dovessero mettersi male, sapere su quanto possiamo contare può essere utile. Ed ecco che ci viene in aiuto Technorati, o meglio un certo Dane Carlson che sul suo blog Business Opportunities ha messo a disposizione un tool che calcola il valore in dollari di un blog calcolandolo in base al rank, ossia al numero di siti che lo linkano. E così è venuto fuori che se KinemaZOne vale meno di $7.400, l'amico Fringe può contare su una copertura di quasi $ 26.000, mentre più basse sono le quotazioni di GParker ($6.200) e la cara Avag ($9.600). Se avete bisogno di soldi, comunque, vi consiglio di chiederli ai ragazzi di Cinebloggers ($34.500) che non saranno a livello del milionario Beppe Grillo ($2.000.000) ma nemmeno nelle condizioni di estrema emergenza dell'amico MitRouter ($0,00), che tra l'altro mi ha rivelato l'esistenza di questo esilarante giochino web. Fatto questo accertamento fiscale, ora divertitevi voi a fare i conti in tasca ai bloggers, e fatemi sapere.


Nicole, Peppino e la sconosciuta

di Ferdi Carcavallo

Nell'attesa che la diva Nicole Kidman si liberi da altri impegni per partecipare alla realizzazione del kolossal Leningrad, il regista siciliano Giuseppe Tornatore, per non starsene con le mani in mano, ha cominciato in questi giorni a Trieste le riprese di un noir intitolato La sconosciuta, del quale si sa ancora poco. Si conoscono però gli interpreti che sono Alessandro Haber, Michele Placido (contemporaneamente attore anche ne Il Caimano di Moretti e nel nuovo giallo di Soavi/Carlotto Arrivederci Amore Ciao), Claudia Gerini e Piera degli Esposti. Un cast d'eccezione, ovviamente, come merita un ritorno dietro la macchina da presa così importante. L'ultimo film di Tornatore (Malena con Monica Bellucci) risale infatti al 2000 e da allora si è parlato del regista solo a proposito del progetto Leningrad incentrato sull'attacco nazista a San Pietroburgo durante la Seconda Guerra Mondiale.
Personalmente, a parte Nuovo Cinema Paradiso, li film di Tornatore che ho apprezzato maggiormente è stato Una pura formalità, mentre mi hanno annoiato i presuntuosi MalenaLa leggenda del pianista sull'Oceano e L'uomo delle stelle. Sapere che La sconosciuta (titolo già di per se evocativo di tutta una serie di atmosfere noir tipo Dalia Nera) è un film a budget contenuto (8 milioni di euro) mi fa sperare in un Tornatore più rilassato, senza l'ambizione o l'ossessione di dover realizzare un kolossal, e quindi maggiormente concentrato nella realizzazione di un bel film prima che di un film da vendere negli USA.


martedì, 25 ottobre 2005

Protocols of Zion

I protocolli di Sion costituiscono un falso documento ideato dalla polizia segreta zarista Okhrana agli inizi del Novecento con l'intento di rivelare un occulto piano di una setta ebraica per il predominio della civiltà. Secondo questa sorta di verbali delle riunioni segrete della setta, che possono essere considerate come il manifesto dell'antisemitismo di tutti i tempi, tutte le persecuzioni subite dagli Ebrei nella storia non sono altro che macchinose messe in scena per far apparire Israele come vittima di un razzismo di cui gli Ebrei stessi sono gli inventori. Protocols of Zion è oggi il titolo del documentario americano di Marc Levin che racconta dell'antisemitismo scoppiato in America dopo l'11 settembre. Infatti, la circostanza che tra le vittime dell'attentato di Al Queida non ci fossero cittadini ebrei - assieme al giochino di Microsoft Word in cui la parola New York viene trasformata in simboli che alludono all'attacco alle torri gemelle e altre assurdità - è stato lo spunto per il recupero della tesi del complotto ebreo da parte degli ambienti più a rischio di delirio dell'intellighentia americana. Il documentario è uscito negli cinema USA lo scorso 21 ottobre e non ha avuto finora critiche entusiastiche. Pare che nonostante l'interesse dell'argomento, l'autore, a causa della scarsezza di materiale recuperato, abbia riempito i buchi con argomentazioni soltanto superficialmente attinenti con il tema principale.  Mah...varrebbe la pena di vederlo da noi almeno in DVD.

Il sito del film e trailer


sabato, 22 ottobre 2005

Marco Risi e il pibe

di Ferdi Carcavallo

Questa non la sapevo. Marco Risi, del quale l'ultima che avevo sentito riguardava un progetto di un film sull'omicidio di Giancarlo Siani, è impegnato nella (pre)produzione di un biopic su Diego Armando Maradona. Sarà proprio Maradona il titolo del film interpretato da Marco Leonardi (La sposa era bellissima, Nuovo cinema Paradiso, C'era una volta in Messico) nella parte del grande calciatore argentino. Con un budget di 18 milioni di dollari, di cui 5 al pibe de oro per i diritti, il film racconterà la vita di Diego Armando, dall'infanzia in semi povertà a Buenos Aires, fino ai fasti della coppa de mondo, all'arrivo a Napoli e ai problemi con la droga. Oltre Leonardi, che interpreterà Diego dai vent'anni in poi, ci saranno altri attori ad interpretare Maradona bambino e adolescente. Le riprese del film dovevano iniziare lo scorso giugno, ma lo stesso campione sudamericano è stato causa di slittamento perchè nella sua qualità di supervisore del progetto nonha ancora dato il suo benestare (e poi ha avuto altro a cui pensare...). Al di la dell'interesse per il film in se, sinceramente spero che questo progetto vada in porto e serva a ridare un po' di visibilità al regista Marco Risi che dopo i successi di film come Mary per sempreIl muro di gomma, i suoi film sono entrati in quella sorta di terza dimensione che è il cinema invisibile. Parlo di film come Tre mogli del 2001 e soprattutto L'ultimo capodanno del 1998 che pur avendo un cast di tutto rispetto e un soggetto tratto da un racconto del migliore Niccolò Ammaniti non è stato minimamente pubblicizzato al momento dell'uscita nelle sale, ma tantomeno recuperato in seguito.


Walk the line

Joaquin Phoenix ha finora collezionato ottime parti nei film hollywoodiani. Personalmente lo ricordo con piacere in Da morire, Il gladiatore e The village. Se si fa eccezione per l'ottimo Il sapore del sangue (Clay pigeons) il bravo Joaquin non è riuscito finora a imporsi come protagonista, ma l'occasione gli è data da Walk the line, il film di James Mangold (Ragazze interrotte, Kate & Leopold) sulla vita del cantante cowntry Johnny Cash in uscita negli States il 18 novembre e da noi a febbraio 2006. Il film non sembra essere il classico biopic che cerca di sfruttare la popolarità di un mito della musica popolare come Cash (scomparso tre anni fa a Nashville a 71 anni), ma piuttosto un'opera epica sulla storia della musica cowntry attraverso la vita di un personaggio forse non notissimo da noi ma sicuramente una leggenda per gli addetti ai lavori, oltre che un mito da tramandare ai posteri per gli Americani.

Compagno d'armi di Elvis con cui condivideva il successo ma non l'influenza su media e majors, e modello per Dylan, Springsteen e tutta una generazione di folk/rock singer, Johnny Cash scrisse ben due biografie di cui una memorabile intitolata The Man in black, l'appellativo datogli dai fans a causa del suo impeccabile abbigliamento scuro. Il film di Mangold è tratto dalle biografie di Cash e, a giudicare dal trailer e dalle splendide foto promozionali vintage che si trovano sul sito web, la scelta di Phoenix sembra davvero azzeccata. Certo che gli Americani sanno come rendere onore ai loro idoli.

Il trailer di Walk The Line
Il sito ufficiale del film


venerdì, 21 ottobre 2005

Lovecraft al via!

di Ferdi Carcavallo

Ci siamo. Finalmente Il mistero di Lovecraft (Road to L.) verrà distribuito nelle sale italiane. Era da giugno che aspettavamo di vedere quello che si preannuncia come un fenomeno cinematografico senza precedenti in Italia.
Se volessimo trovare un riferimento per l'operazione senz'altro The Blair witch project sarebbe un ottimo esempio, ma va detto che a differenza del film americano, quello di Roberto Leggio e Federico Greco è maggiormente analitico, più un mockumentary (tra documentario e film) che un reality-fiction. The blair witch project si presentava come il montaggio postumo del materiale girato da tre cineasti misteriosamente scomparsi, mentre Il mistero di Lovecraft si propone come un vero e proprio scoop documentaristicoe parte dalla scoperta di tracce del passaggio dello scrittore culto americano in Italia. Qualsiasi altra rivelazione sul film sarebbe uno spoiler, per cui ci fermiamo qui. Il 24 ottobre ci sarà a Roma la prima del film e poi dal 28 ottobre comincerà la programmazione per le sale italiane attrezzate per la proiezione digitale. Immagino che non sarà facile becarlo in giro, per cui faremo il possibile per informarvi sulle sale dove sarà possibile vedere questo film. Speriamo davvero in una ventata di aria fresca per il nostro cinema.
In bocca al Chtulu.

 

Il mistero di Lovecraft


Quelli che danno i numeri

Se proprio volete utilizzare il servizio ottonovedue ottonovedue per farvi dare un numero di telefono da chiamare (invece che usare l'elenco telefonico, o www.paginebianche.it e www.paginegialle.it) almeno fatevelo solo dettare e non passarvelo direttamente, altrimenti pagherete la tariffa del servizio (€ 1,80 al minuto) per tutta la durata della conversazione. Un alert che proviene dal blog di Daniele Luttazzi.


Oscar 2005: Chi va in nomination?

Apprendo da Cineblog che Giovanni Veronesi ha ritirato il suo Manuale d'amore dalla lista dei papabili per gli Oscar 2005. Dopo l'esclusione di Private restano in lizza:

La bestia nel cuore di Cristina Comencini
Cuore sacro di Ferzan Ozpetek
I giorni dell'abbandono di Roberto Faenza
Quando sei nato non più nasconderti di Marco Tullio Giordana
Quo vadis, Baby? di Gabriele Salvatores
Provincia meccanica di Stefano Mordini
Viva Zapatero! di Sabina Guzzanti
Il resto di niente di Antonietta De Lillo.

Si tratta di film diversi tra loro, come concezione e come target, per cui mi sorge la domanda: ma che cos'è il cinema italiano?
E' quello tragico e paradossale della Comencini o quello evangelico di Ozpetek? Il noir di Salvatores o la denuncia sociale di Giordana? Lo storico di De Lillo o il documentaristico/satirico della Guzzanti?
O nulla di tutto ciò?

Aggiornamento: Grazie a gparker vengo a sapere che la telenovela si è conclusa con la candidatura del film della Comencini. Credo che sia una scelta coerente con quello che sta accadendo oggi nel nostro paese riguardo al cinema. La bestia nel cuore è un tipico polpettone, un minestrone di tragedie tali da sfiorare il ridicolo con la sua passerella di casi umani (i fratelli distanti, il padre pedofilo, la cieca lesbica e la tardona abbandonata). Un film del quale da noi si è parlato per via del premio all'attrice protagonista, Giovanna Mezzogiorno, uno dei talenti più sopravvalutati del nostro cinema. Continuiamo così. Facciamoci del male.


giovedì, 20 ottobre 2005

Renato Scarpa

di Ferdi Carcavallo

Con questo post vorrei iniziare una serie di interventi da inserire di tanto in tanto per richiamare l'attenzione di quei quattro visitatori del blog su alcuni personaggi del cinema italiano che spesso sono volti senza nome. Comincio questa carrellata con un "grosso" personaggio: Renato Scarpa. Il suo nome forse non dice molto ai più, ma il suo volto e la sua filmografia (vedi su MyMovies o IMDB) non possono non ricordarci momenti bellissimi e importantissimi del cinema italiano. Negli anni '80 Renato Scarpa ha contribuito con la sua presenza a creare dei veri e propri fenomeni. E' stato, nel giro di pochi anni, Robertino nel film d'esordio di Massimo Troisi, Sergio in Un sacco bello di Carlo Verdone e il dottor Cazzaniga nel mitico film Così parlò Bellavista di Luciano De Crescenzo. Prima e dopo queste esperienze l'attività di Scarpa ha spazianto tra teatro, cinema (attore icona di Nichetti) e televisione ininterrottamente, prediligendo sempre produzioni di qualità e d'autore. E' difficile vederlo in impegni di cassetta tipo film di Natale, mentre è facile scoprirlo in classici come Suspiria e Il giocattolo. Scarpa ha la versatilità di un vero attore, anche se spesso è utilizzato come carattere del tipico borghese lombardo. Nel Dizionario dei protagonisti del cinema comico e della commedia italiana, Andrea Pergolari gli attribuisce " ...un tono sommesso ma una buffoneria talvolta irresistibile".


Superman: tra tutte le virtù la più indecente

di Ferdi Carcavallo

Certo che ne mettono in giro di stupidaggini per pubblicizzare un film. Di solito, più sono di bassa lega i gossip che si creano, minore è la qualità del film. Speriamo di avere una confutazione a questa tesi nel caso del Superman di Bryan Singer.
L'ultima arrivata riguarda la necessità che si è avuta nella post-produzione del film di intervenire digitalmente sulle riprese del supereroe in costume per ridimensionare le dimensioni del suo " pacco " . Sì, dei genitali, insomma, eccessivamente vistosi per effetto dell'aderenza dello slip giallo. Si potrebbe obiettare che un Superuomo in quanto tale dovrebbe essere super in tutto, per cui non ci sarebbe niente da meravigliarsi. Non riesco tra l'altro ad immaginare come la caratteristica dell'attore Brandon Routh possa essere così pronunciata da risultare addirittura antiestetica. In genere, nei film dei supereroi, si interviene per aumentare (i muscoli) e mai per diminuire. Tra l'altro la vita sessuale di Superman (o di Clark Kent) non è mai stata esaltante sulle tavole dei fumetti, per cui un riscatto (almeno nelle potenzialità) al cinema glielo si potrebbe permettere. Alcuni giorni fa BenSG su delikattessen a proposito di Smallville (il serial sull'adolescenza di Clark Kent) lamentava proprio il bigottismo degli sceneggiatori che fanno fare sesso solo ai personaggi negativi. Beh, pare che la natura abbia dato all'extraterrestre volante tutti gli strumenti per agire, quindi cade la tesi dell'inadeguatezza dei Kriptoniani.
A proposito, chissà quale potrebbe essere l'effetto della Kriptonite sugli umani...

Bryan Singer: Superman returns


mercoledì, 19 ottobre 2005

Birth - Io sono Sean

Fermo restando che qualsiasi film con Nicole Kidman è ben fatto perchè è un'occasione di vederla, speriamo di avere in futuro occasioni migliori. In fondo film memorabili con la Kidman sono stati quattro, ossia Da morire, Eyes Wide Shut, The Others e Dogville. Per il resto lei e solo lei, eh? Il film in questione, questo Birth - Io sono Sean, un noioso mistery dal finale intuibile nei primi cinque minuti, ha il merito di regalarci un lunghissimo primo piano di Nicole (la scena a teatro quando pensa al bambino Sean) che non è niente male. L'atmostefa di inquietudine creata dalla lentezza dei movimenti e la serratezza dei dialoghi ricorda un po' L'esorcista e Il sesto senso, ma senza lo sfogo orrorifico o sensazionale dei capolavori di Friedkin e Shyamalan.
Non un film da evitare ma tranquillamente evitabile, di quelle produzioni fatte giusto per rispettare i contratti (un film all'anno o cose del genere) tra un impegno serio e l'altro. Da Nicole ci aspettiamo qualcosa di buono del prossimo Sidney Pollak, The interpreter, con Sean Penn (lui sì che è Sean), mentre siamo (solo) curiosi di vedere il suo corpo clonato in Invasion.


domenica, 16 ottobre 2005

Blek giek

Blek Giek - www.raggamaffa.netBlek Giek di Enrico Caria è un film del 2001, raro esempio di autentico spaghetti pulp. Una trama degna di Niccolò Ammaniti e la regia che ricorda Tarantino ma senza scimmiottarlo. I dialoghi e le situazioni parossistiche sono tipiche di una commedia non italiana, più vicina ad Almodovar che a Soldini. Gli interpreti Biagio Izzo, Lillo & Greg e Giovanni Mauriello sono certamente alla loro migliore esperienza cinematografica. Sopratutto Izzo, che a differenza di quando lavora con Parenti e Salemme, non è costretto a imitare se stesso e abbandona l'irritante personagio di Bibì.
Non aspettatevi un capolavoro. Il film è pieno di trovate e intrecci divertenti e al limite dell'assurdo, ma il tutto è degnamente fatto con pochi mezzi, ma molta inventiva. Tra le cose memorabili la preghiera del pusher Scellone agonizzante che cerca di improvvisare una preghiera recitando: Padre eterno...che sei nei cieli...pieno di grazie...rimetti i debitori..anzi no, rimettiti nei miei panni...je so' nu buono guaglione....

Sarei curioso di vedere gli altri film di Caria, ma oltre Blek Giek non ci sono altri film in DVD. Per chi non lo sapesse Enrico Caria è regista e scrittore satirico, già collaboratore de Il Male e di Cuore ed ha realizzato finora quattro lungometraggi di cui Blek Giek è l'ultimo. Di un certo successo è stato L'uomo della fortuna del 2000 con Tony Sperandeo ed Enzo Cannavale, mentre gli altri meno noti sono Carogne (1995) con Alessandro Haber e 17 del 1992 con Mauriello e Peppe Barra.

Blek giek su CinemaZip


sabato, 15 ottobre 2005

Romanzo criminale

di Ferdi Carcavallo

Romanzo criminaleE alla fine l'ho visto questo film. Vincendo tutte le paranoie di questi giorni mi sono deciso ad andare a cinema. Purtroppo ci ho pensato un po' tardi per cui l'ho dovuto fare nella peggiore condizione possibile (Sala 4 del Modernissimo di Napoli), però ci sono riuscito.

Come prima cosa parliamo degli attori. Tutti bravissimi, ispirati e in parte. Meglio che in altre occasioni è senza dubbio Stefano Accorsi, perchè in un ruolo maturo, finalmente, e senza eccessi. Bravi tutti gli altri a pari merito, con una menzione speciale per Pierfrancesco Favino convincente come protagonista, anche se il mio preferito è Claudio Santamaria, che si conferma un autentica faccia da cinema che può fare di tutto. Mi ha sorpreso, invece, vedere Gianmarco Tognazzi bravo ma visibilmente invecchiato (ha la mia età! Sono anch'io ridotto così?).

A parte il cast del film c'è da dire ben poco. Del resto anche in America gli ex registi fanno film molto recitati (vedi Eastwood) ma non memorabili dal punto di vista delle immagini e delle atmosfere.
Personalmente ho trovato eccessivo l'uso dei primi piani e la fotografia scura che, pur dando un tocco vintage tanto in voga nel cinema moderno, alla lunga diventano un po' pesanti. Fatti della banda della Magliana

Riguardo alla teoria del complotto stragista dei servizi segreti che si servivano della delinquenza comune per destabilizzare lo stato, credo che sul tema sia stato detto tutto anche in maniera più esplicita. Sarebbe interessante sapere se Carlo Lucarelli ha trovato questo film politicamente scorretto.

Avevo paura di poter essere deluso da questo film, ma così non è stato, anche se sicuramente non è tra quelli indimenticabili. Si era detto che questo lavoro di Placido costituisse un ritorno (più che un omaggio) del poliziesco d'autore all'italiana, ma onestamente non ho visto né Elio Petri Damiano Damiani.
Una nota di merito: il film non indugia sulle scene violente pur essendo la violenza il filo conduttore della vita dei protagonisti.

A proposito della banda della Magliana, oltre questo film super budgettato, nel 2005 ne è stato fatto uno diretto da Daniele Costantini intitolato Fatti della banda della Magliana con Francesco Pannoffino, Leo GullottaRoberto Brunetti (anche nel cast di Placido) che a differenza di Romanzo Criminale non era un adattamento del romanzo di De Cataldo ma bensì di una piece teatrale tratta dalle deposizioni del pentito Luciano Amodio. Il film non ha avuto un buon successo, nè di pubblico tantomeno di critica, ma varrebbe la pena darci un'occhiata, giusto per una sorta di par condicio.


La cura del gorilla

La cura del gorilla - www.claudiobisio.it

Il best seller dell'estate italiana Crimini, se da un lato ha deluso li ammiratori dei nomi più noti, ha avuto il merito di far conoscere al grande pubblico scrittori ancora in relativa emergenza (nel senso di emergenti). E' il caso, per quanto mi riguarda, di Sandrone Dazieri il cui racconto L'ultima battuta è stato tra quelli (pochi) che mi hanno davvero divertito. A parte il titolo che mi ricorda un bellissimo film con Tom Hanks, il racconto di Dazieri si discosta dagli altri per il fatto di essere veramente noir pur variando la classica ambientazione poliziesca (anche quello di Faletti, ma con risultati inferiori).

Claudio Bisio - www.claudiobisio.itUn classico giallo è invece il romanzo di Dazieri La cura del gorilla del 2001 che a gennaio 2006 vedremo anche al cinema diretto da Carlo Arturo Sigon ed interpretato da Claudio Bisio. Nel cast ci saranno anche il premio Oscar Ernest BorgnineStefania Rocca. Il film è prodotto dalla Colorado film (Dazieri è fondatore assieme a Gabriele Salvatores e Maurizio Totti della casa editrice Colorado Noir) e dalla Warner Bros.

Il blog di Claudio Bisio


I film su Capitan America

Il serial TV di Capitan America

Capitan America è uno dei supereroi americani più vecchi. Nasce nel 1941 ad opera di Joe Simon e del disegnatore Jack Kirby per la casa editrice Timely prima che questa diventi la Marvel. Dato il momento storico particolare (la seconda guerra mondiale) Capitan America diviene ben presto un simbolo della libertà, nemico giurato di nazisti e comunisti.

Il personaggio viene poi ripreso da Stan Lee, sempre con Jack Kirby, negli anni sessanta, che lo porta alla stregua dei supereroi moderni della Marvel Comics. Nella saga Mavel Capitan America viene ritrovato ibernato dopo venti anni da Namor (Sub Mariner) che lo consegna ai Vendicatori.  

Il film di Rob Holcomb - www.steveenglehart.comIn tanti anni Cap ha avuto una serie televisiva, cartoni animati e diversi film, l’ultimo dei quali un B-movie del 1992 diretto da Albert Pyun e odiato dai fan del fumetto, in cui compariva anche una giovanissima Francesca Neri. La storia del film partiva dall'Italia durante la Seconda Guerra mondiale, in cui un ragazzo italiano molto dotato intellettivamente veniva sottoposto ad esperimenti del nazisti per potenziare le sue capacità. L'esperimento raggiungeva il suo scopo rendendo il piccolo fortissimo e intelligentissimo ma lo rendeva un mostro rosso senza pelle e con un indole malvaia che da adulto diventava il terribile Red Skull (Il teschio Rosso).

Il film di Albert Pyun - www.tegneseriemuseet.dk Per quanto non all’altezza dei film fantastici della Marvel ai quali siamo abituati oggi, il film di Pyun era abbastanza curato almeno nella fedeltà al fumetto, nel costume e nello scudo del supereroe e nel trucco di Teschio Rosso. E può essere addirittura considerato un buon film se lo si paragona al precedente di Rob Holcomb (regista di fiction tra cui E.R.) del 1979 dove il leggendario eroe altri non era che un centauro palestrato e burino vestito in maniera ridicola con uno scudo in plexiglass utile più come pirofila che come arma. Negli ultimi anni si è parlato più volte di un ritorno di Capitan America al cinema, prima interpretato da Val Kimmer, ora invece sembrano essere più certi i nomi di Brad Pitt, nel ruolo di Cap e Anthony Hopkins in quello di Red Skull. Su IMDB è fissato per il 2007 la produzione del film, ma senza indicazione di cast. Probabilmente, però, per quel periodo il boom dei supereroi al cinema sarà superato, e il povero Capitan America sarà ancora una volta ibernato.


venerdì, 14 ottobre 2005

Roberto Succo

di Ferdi Carcavallo

Roberto SuccoRoberto Succo è un film francese del 2001 del quale avevo sentito parlare ma che finora non ero mai riuscito a vedere. Di solito più è lunga l'attesa più crescono le aspettative, ma devo dire che stavolta non mi ero fatto molte illusioni e, soprattutto, non ho cercato di compensare la mancata visione del film con letture critiche di eminenti critici o compagni blogger. Ed ho fatto bene, perchè vedere Roberto Succo è stata una vera sorpresa.

Il film di Cedric Kahn (La noia, Semafori rossi) racconta le scellerate gesta del criminale italiano Roberto Succo che negli anni '80 uccise barbaramente i genitori e poi fuggì dal maicomio criminale per continuare in Francia la sua carriera di assassino, ladro e stupratore. Un personaggio squallido, sicuramente. Niente a che fare con i sofisticati e diabolici serial killer del cinema americano, però, grazie ad una freddezza registica dal taglio documentaristico che ricorda in molti punti Gus Van Sant e (non vorrei esagerare) Lars Von Trier, il film riesce ad affascinare e, se non tenere il fiato sospeso, sicuramente si fa seguire nel tentativo di comprensione della psicologia e del disegno del protagonista.

L'attore principale, l'italiano Stefano Cassetti (Nemmeno il destino), ha un volto molto più inquietante del vero Roberto Succo. Uno sguardo gelido che resta impresso e che da solo turba più delle scene violente, tra l'altro del tutto assenti nel film. Il salto di Roberto SuccoAnche questo è un merito, fare un film su un serial killer con il minimo quantitativo di sangue necessario non è da poco.

Bello l'uso della camera nelle inquadrature che preludono gli eccessi d'ira del protagonista e la scena della ricostruzione della sortita di Succo sui tetti della prigione quando si dichiarò militante marxista e prigioniero politico. Ho ricordato ad un tratto le scene originali mandate in onda dai TG dell'epoca, compreso il tuffo finale che gli costò qualche giorno di prognosi.

Come nella realtà il film lascia molti punti in sospeso, come una delle vittime mai ritrovate e le curiose circostanze del suicidio di Roberto.

Da vedere, se capita. Il DVD è del tutto privo di extra (è Cecchi Gori...) ma si trova anche a 12,00 euro.


E parla italiano, baluba!

Saverio CostanzoChe fragatura! Uno fa tanto per essere internazionale e sperare di far vedere il proprio film all'estero, e poi te lo bocciano alle nomination degli Oscar perchè non parla Italiano. E' quello che è successo a Saverio Costanzo (figlio di Maurizio) ed al suo Private (ma lo chiamavi Soldato Semplice, cacchio!). Così, come al momento della candidatura del film di Contanzo si sono accese le polemiche per va dell'esclusione deLe conseguenze dell'amore di Sorrentino, oggi, alla luce di questo ripensamento dell'Academy ri ritorna a discutere del film, del quale prevedo a breve una ridistribuzione più capillare nelle sale.
Non so che pensare onestamente. La motivazione appare abbastanza convincente. Il film è italiano dal punto di vista della produzione, ma raccontando una storia non italiana, parlando una lingua diversa (nemmeno l'internazionale Inglese) non può essere annoverato come un'espressione del cinema italiano.
Adesso la candidatura per la nomination a miglior film straniero è da assegnare, ma si dice che toccherà al secondo classificato, ossia Manuale d'amore di Giovanni Veronesi, che invece il nostro cinema lo rappresenta tutto perchè recitato in Italiano. Speriamo non facciano storie per via della parlata di Silvio Muccino.

Private su Occhiaperti.net
Le conseguenze dell'amore


mercoledì, 12 ottobre 2005

E' morto Sergio Citti

di Ferdi Carcavallo

Sergio CittiE' morto Sergio Citti, geniale artigiano di un cinema invisibile non per sua scelta. Dopo la condanna a morte artistica decretata dai distributori italiani che hanno impedito la visione al pubblico degli ultimi suoi film (I Magi Randagi, Cartoni Animati, Vipera e Fratella e sorello) anche la lunga malattia ha avuto la meglio sul cuore del settantaduenne regista romano. KinemaZOne lo ricorda con ammirazione e nostalgia riportando il testo di un post pubblicato il giugno scorso in occasione dell'uscita di Fratella e Sorello. Non vuole essere un coccodrillo, ma solo un gesto di affetto per un artista al quale (spero) al più presto riusciremo a dare il giusto tributo. Per il momento, che riposi in pace e ci perdoni per averlo dimenticato.

"Avete mai visto un film di Sergio Citti? Io il più vecchio che ricordo è Casotto, del 1977. Un film geniale. Era tutto girato all'interno di uno spogliatoio di una spiaggia libera ad Ostia e vi si alternavano le storie dei vari avventori del lido. Un cast eccezionale. Paolo Stoppa, Gigi Proietti, Michele Placido, Franco Citti, Carlo Croccolo e Jodie Foster. Una commedia popolare a tinte forti, in un romanesco poetico che ricordava Pasolini, di cui Citti è stato collaboratre sia come regista che come scenegiatore.
Poi, in seguito, vidi Il minestrone (1981), un film surreale, la storia di un gruppo di morti di fame  (Roberto Benigni, Franco Citti e Ninetto Davoli) che cercano di mettere in atto un colpo al solo scopo di placare la fame. Alla fine incontrano una specie di medico-santone (Giorgio Gaber) che li guida verso una meta non ben definita. Da allora Citti ha fatto altri film, ma io ho avuto modo di vedere solo Mortacci (1988), che (IMHO) credo sia suo capolavoro. Le storie di vita di fantasmi romani in trepidante attesa di essere trasportati nell'aldilà. In questo film il cast è davvero incredibile. Malcom McDowell, Mariangela Melato, Sergio Rubini, Vittorio Gassmann, Andy Luotto, Nino Frassica, Gemelli Ruggieri, Aldo Giuffrè, Alvaro Vitali e Galeazzo Benti. Probabilmente Mortacci è stato l'ultimo film distribuito nelle sale cinematogrfiche con un minimo di rispetto, perchè di seguito, film come Magi Randagi (con Silvio Orlando) e Cartoni Animati (con Fiorello) sono stati praticamente messi al bando. Mai visti, nemmeno in TV, VHS, DVD.
Il 1 gugno 2005 dovrebbe uscire nelle sale l'ultimo di Sergio Citti, intitolato Fratella e Sorello, realizzato nel 2002 e interpretato da Claudio Amendola, Rolando Ravello, Ida di Benedetto e Laura Betti. Fratella e sorello racconta di un’amicizia improbabile fra due uomini in prigione per motivi diversi: Giacomo (Ravello), un borghese che vive di rendita, follemente innamorato di una bella donna di colore che lo ha portato alla rovina, e il Serpente (Amendola), uno spogliarellista che ha girato il mondo sulle navi da crociera, indurito dal tradimento di un amico. Usciti dalla galera, i due non riescono ad inserisi nell società, nei suoi trabocchetti, falsità, gelosie, ipocrisie. L’incontro con le loro donne farà precipitare la situazione verso una scelta estrema.
Certo il periodo d'uscita (considerando il ritardo di 3 anni) non è dei migliori, con l'arrivo in contemporanea di Rodriguez, Salvatores, Batman, Superman, Alieni e Horror Giapponesi. Credo, pero', che valga la pena di stare attenti a beccare questo film nelle sale e andarlo a vedere se non si vul perdere l'occasione di onorare l'opera di uno degli ultimi professionisti-artigiani del Cinema Italiano.
Quello di Citti è un cinema ruspante, nel senso di semplice, colorato e sincero, in antitesi con il cinema italiano di questi anni zero, e per il nostro cinema, che oggi più che mai necessita di prendere una strada diversa, personalità come Citti possono essere i riferimenti dei giovani cineasti per una rinascita."

Pagine Corsare
L'addio di Desordre


Lapo-teosi dell' ipocrisia

Lapo Elkann - web2003.senato.itMentre Torino si affretta a completare i lavori per le Olimpiadi invernali 2006, qualcuno utilizza già le piste di neve ancora vergine. Una neve non purissima, al punto che un giovane rampollo della famiglia più facoltosa d'Italia rimedia una frattura. Niente di grave, fortunatamente. Tutto si è risolto, ma per la drag queen dell'industria italiana i problemi non sono finiti. Altro che lavori per le Olimpiadi. Le tende del circo delle dichiarazioni sdegnate sono state montate con velocità ammirevole. E adesso godiamoci l'apoteosi dell'ipocrisia, la pioggia di prediche moralizzatrici, le prese di distanza dei conoscenti e delle ex fidanzate, la violenta discesa dalle nuvole degli opinionisti che fingono di non saper nemmeno la differenza fra cocaina e extasy (o transessuale e travestito). Stavolta si tratta di un top-manager, quindi il piatto è così ghiotto e la porzione così abbondante che al già nutrito esercito dei media gossippistici si uniscono quelli economici, politici e di costume vario. Tutti a condannare, ripescare parenti defunti e scheletri nell'armadio della famiglia più ricca (e sfortunata, come nelle fiction) d'Italia, fino a fare una sola marmellata della malattia di Giovannino e della depressione di Edoardo. Il povero (?) Lapo, del resto, era già nel mirino dei rotocalchi per via della rottura del fidanzamento con la Stella e delle defaiance con la lingua italiana, perseguitato da Valerio Staffelli, noto linguista, e tallonato da Antonio Ricci, incorruttibile mangia-padroni.
Il crollo d'immagine del rampollo Elkann probabilmente gli chiuderà le porte del Top Management della Fiat, e se non potrà più entrare nelle fabbriche del nonno di certo si consolerà con una fattoria... o un'isola...oppure una talpa.


domenica, 09 ottobre 2005

Sergio Rubini regista

di Ferdi Carcavallo

Sergio Rubini - www.sitostrano.itMi chiedo perchè quando si parla di (nuovo) cinema italiano si nominano tanti più o meno discutibili registi (oltre che alcuni davvero bravi) dai quali ci si aspetta sempre tanto ma si ottiene poco, mentre si omette il nome di Sergio Rubini.
Arrivato al cinema come attore nel 1987 addirittura con Federico Fellini in Intervista, Rubini ha una filmografia da regista di tutto rispetto e qualità, tanto che è uno dei pochi autori italiani conosciuti all'estero, soprattutto in quei luoghi come la Francia dove malvolentieri riconoscono i talenti stranieri.
Sono anni che senza l'aiuto dei media e dei distributori sui quali possono contare colleghi come Mio cognato - www.worldcinemastore.co.ukMuccino, Ozpetek e Verdone, Sergio Rubini sforna lavori che, piacciano o no, hanno il merito di essere genuini, originali, con un pizzico di surreale che li rende riconoscibili. Se si volesse trovare un riferimento con un grande del passato, questo sarebbe sicuramente Vittorio de Sica, vuoi per l'ingrediente surrealista sempre presente nei lavori, vuoi per l'amore per la propria terra (la Puglia) che pervade sempre i suoi film.
Il suo La stazione del 1990 è stata una rivelazione, un successo internazionale, e dopo ci sono stati altri film come La bionda con Nastassia Kinsky, Prestazione straordinaria ancora con Margherita Buy, Il viaggio della sposa con Giovanna Mezzogiorno e Tutto l'amore che c'è, in cui compariva un Gerard Depardieu in un bellissimo quanto insolito ruolo, quello di un balordo comunista nostalgico. L'ultimo L'amore ritorna del 2004, a parte il cast nutritissimo, è stato un film che mi ha lasciato un po' in sospeso, in quanto non l'ho compreso completamente e nel quale il già citato elemento surreale sembrava un po'  troppo staccato dalla storia.
Come attore l'attività di Rubini è piena zeppa di eccellenti partecipazioni, ma quello che è encomiabile è soprattutto il suo impegno in film di cineasti emergenti ai quali, con la sua presenza, ha dato una visibilità che altrimenti avrebbero soltanto sognato, come per il bellissimo Mio cognato di Alessandro Piva e A. A. A. Achille di Giovanni Albanese.

Il prossimo film di Rubini del 2006 si chiamerà La Terra, interpretato da Fabrizio Bentivoglio Claudia Gerini, che descriverà l'incontro di quattro fratelli alle prese con l'appropriazione dell'eredità lascita dal padre.

Il cinema di Sergio Rubini su Cinefile.Biz


Marvel Comics: tocca a Killraven

Killraven - www.tebeosfera.comLo ammetto: non so chi sia questo Killraven. Fatto sta che la Marvel punta su di lui per il prossimo adattamento cinematografico. Nell'eterna concorrenza con la DC Comics che dopo Batman e Superman porterà sugli schermi Wonder Woman, la casa editrice di Stan Lee sembra aver esaurito le scorte. Si fa un gran parlare di Captain America e Iron Man, ma si tratta di personaggi già popolarissimi e l'intenzione di Marvel è anche quella di portare a un livello di popolarità alto anche fumetti minori. Ed ecco che la scelta del cadetto cade su questo Killraven, creato da Joseph Michael Linsner negli anni '70.
Si tratta di un personaggio che si muove in un futuro dove la Terra è minacciata da alieni provenienti da Marte.
A salvare le sorti del pianeta ci pensa il nuovo supereroe, leader di un gruppo di ribelli, i Freeman, pronti a combattere e a distruggere i marziani.
La dificoltà nell'affrontare il progetto, ancora al vaglio della Sony pictures e del premio Pulitzer Robert Schnkkan (sarà una versione futuristica del Gradiatore), è il fatto che il fumetto di a sua volta si ispira al romanzo di H.G. Welles La Guerra dei mondi, troppo fresco di esperienza cinematografica.


King Kong e Superman: gemelli diversi

di Ferdi Carcavallo

Arrivano online o trailer di due dei film più attesi del momento. Il primo è King Kong di Peter Jackson, ormai prossimo all'uscita prevista per dicembre, il secondo è Superman returns di Bryan Singer che vedremo solo in estate. Il trailer di King Kong è già visibile nei cinema da un po' di tempo e promette uno spettacolo davvero straordinario oltre che una certa fedeltà all'originale del 1933 di Merian Cooper e Edgar Wallace, almeno nell'ambientazione. A sorprendere per la spettacolarità non è tanto il romantico scimmione microcefalo quanto la fotografia e le riprese della misteriosa isola regno di Kong.

Per quanto riguarda invece il supereroe DC Comics, il trailer - o meglio il teaser -  ricorda molto da vicino il Batman di Christopher Nolan, ma è inevitabile pensare al mitico film con Christopher Reeve quando il protagonista appare in posizione fetale nella caverna dei cristalli. Si tratta ovviamente di una citazione, ma sembra che Singer abbia fatto di tutto per ispirarsi più al fumetto e ai cartoons degli anni '50 che al film del 1978.
Tra le due uscite, diverse nella concezione ma simili per il fatto di essere degli attesi riadattamenti, sono personalmente interessato più a quella di Jackson, nonostante non abbia amato i signori degli anelli e sia un appassionato di fumetti. Il fatto è che King Kong è un personaggio simbolo del cinema fantastico americano e quindi sarà interessante vedere quanto (e se) i 70 anni di cinema e di tecnologia trascorsi dal primo film siano serviti a dare al personaggio più forza e fascino.

Da notare, inoltre, come i poster finora distribuiti dei due film siano praticamente uguali. In entrambi il protagonista è posto su una rocca a guardare New York, cosa appare abbastanza strana nel caso di Superman che come tutti sanno è residente ed esercita a Metropolis. Ma, in fondo, sono molte le analogie tra i due miti. Sia King Kong che Superman sono dei diversi, degli stranieri trapiantati non per loro volontà in una civiltà diversa con evidenti problemi di adattamento e comunicazione. L'analogia si rompe, invece, negli epilogo delle loro storie, in quanto l'esule della giungla non riesce ad adattarsi alla nuova vita finendo giustiziato per la sola colpa di avere un istinto indomabile, mentre l'extraterrestre prende talmente a cuore il nuovo villaggio da autoeleggersi a protettore di tutti gli abitanti contro il male. In Superman, tra l'altro, il male è ben identificato in una figura simbolo che è quella di Lex Luthor (Kevin Spacey) mentre nel film di Jackson il male degli uomini sono gli uomini stessi e la loro paura per le diversità.

Trailer Superman's return (QT 13,5 MB)
Sito ufficiale e trailer di King Kong


giovedì, 06 ottobre 2005

Edoardo Bennato: E' tornato il bastimento

di Ferdi Carcavallo

Edoardo Bennato - www.tuttoperinternet.itQuella per Edoardo Bennato più che una passione musicale è una sudditanza psicologica. Essendo nato e cresciuto sotto l'aurea protettiva del rock italiano del menestrello di Bagnoli, oggi, nonostante l'età matura (sia mia che sua) non riesco a giudicare obbiettivamente un suo lavoro. Molti dicono che dopo Sono solo canzonette (1980), o addirittura Burattino senza fili (1977), il talento di Bennato abbia partorito opere mediocri. Ma io non riesco a rendermene conto. Per me tutto quello che ha fatto è di qualità. Ed ecco che oggi, alla notizia dell'uscita di un nuovo CD per il 28 ottobre intitolato La fantastica storia del Pifferaio Magico non sto nella pelle per sentirlo. 
Si tratta di un concept album a posteriori, in quanto contiene solo due inediti e poi tutti riarrangiamenti di pezzi tratti da vecchi album, soprattutto da E' arrivato un bastimento, disco del 1983 con il quale Bennato già affrontò la favola di Andersen con esiti in termini di vendite non eccelsi. Il vecchio disco era prodotto da Garland Geffreys e, secondo me, in tutta la discografia di Bennato è quello con gli arrangiamenti migliori.
La caratteristica principale del nuovo disco è quella delle collaborazioni. Non ho capito bene se si tratti di duetti o cover, ma sta di fatto che Bennato ha coinvolto in questo progetto delle eccellenti guest star. Spiccano tra gli altri Jovanotti in Detto tra noi, Zeropositivo in Sarà falso sarà vero, i Negrita in E' arrivato un bastimentoPiero Pelù alle prese con La città trema.
Una sorta di tribute album da vivo per il musicista napoletano.
Originale anche in questo Edoardo, che nel 1980 fece uscire contemporaneamente due Long Playing.
Tanti auguri, professor Cono.


lunedì, 03 ottobre 2005

Romanzo paranoico

Oddio...e se poi Romanzo Criminale non mi piace? Mi aspetto così tanto da questo film che ho paura di andarlo a vedere. E' in quest'opera che riservo tutte le mie speranze per la ripresa del cinema italiano. Un film dalle premesse troppo perfette per non andare in crisi nel caso di una delusione.
Un film di genere poliziottesco d'autore, in cui gli Italiani sono maestri, tratto da un romanzo bellissimo e pieno di pathos, con una trama di cronaca dai colori molto accesi, un cast di tutto rispetto, un impegno produttivo non indifferente, un regista con un' esperienza nel genere come nessuno altro può vantare e un trailer che ti inchioda alla poltrona: non resterebbe che vederlo.
C'è il 90% delle possibilità che sia venuto fuori un bel film. Tra l'altro più che le recensioni finora entusiastiche dei cinebloggers, a garantire c'è il piccolo disappunto della anselma nell'olio sulla incompletezza del film, autentico bollino qualità.
Ma quello che mi preoccupa è il 9%. Se dovessi cadere in quella piccola percentuale? Se alla fine mi trovassi davanti ad una puntata de La Piovra fuori contesto? Se mi dovesse venire la nostalgia di casa e del mio bel Montalbano in TV? Come potrei ancora avere fiducia nel mio amato cinema italiano?

Attendo conforti e incoraggiamenti...

P.S: Il restante 1% lo riservo nel caso che questo film mi lasci indifferente e senza giudizi. Può sempre succedere che non lo capisca.

La recenZOne


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