giovedì, 01 luglio 2004
La Passione di Mel
Il proiettore si accende e comincia la passione di Cristo. Un Cristo calato nel suo contesto storico e linguistico che ci appare da subito molto provato e stanco anche nell'affrontare un diavolo in fondo liquidabile con qualche parolina. Un cristo stanco che riesce comunque a trovare la forza, se non per reagire all'arresto, almeno per un ultimo miracolo chirurgico su di un incidentato centurione - la mia cultura cattolica non eccelsa mi fa immaginare qualche scritto apocrifo(?).
Subito dopo l'arresto ecco che arrivano i famigerati Ebrei di Mel Gibson. Più che come "i cattivi", Mel ce li mostra molto politici, e quindi incapaci di gestire una situazione inaspettata. Allo stesso modo, i Romani di Pilato ci ricordano tanto i Marines dell'Iraq, ufficialmente paladini dell'ordine e della pace ma dentro i palazzi spietati fustigatori di un inerme prigioniero.
Ma alla fine, questo film com'è?
E' sempre difficile dare un giudizio su di un film che racconta di un personaggio cosi' radicato nella memoria e della cultura di un popolo (al di là del credo religioso). Con tutto il rispetto, vedere TPOTC è stato un po' come vedere Pinocchio di Benigni o lo Spider-man di Raimi. In questi casi, entrambi i cineasti hanno scelto la strada del rispetto iconografico dell'originale letterario o fumettistico, anche se Benigni ha fallito nell'intento per la poca credibilità degli interpreti, mentre Raimi ha raggiunto la perfezione del genere. Tornando a Mel, essendo Gesù probabilmente il personaggio più rappresentato della storia del cinema, ogni volta gli autori cercano di rendere unica la propria rappresentazione (il più "cristiano" ad oggi è statpo quello di Pier Paolo Pasolini).
Cosi', come Scorsese ci presento' il lato umano di Gesù, Gibson oggi ci mette di fronte alla spietatezza e all'orrore del supplizio (della tortura e della guerra in genere). Ma questa visione , a mio giudizio, non pone argomentazioni valide per discussioni e tantomeno aggiunge nulla alla cinematografia religiosa.
Finale dalla cripta aperta degno del genere horror che prelude all'"immancabile sequel".




